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Una parola per te...

Maria non poteva creare la creatura già creata, ma attraverso l'umanità che dette al Verbo 

la rese capace di fruire della visione di Dio e della sua glorificazione.

(santa Maria Maddalena de' Pazzi - Rivelazioni e Intelligenze)

Cari fratelli e sorelle della Famiglia Carmelitana,

si avvicina la festa della Madonna del Carmine e, come ogni anno, vi invio un affettuoso saluto insieme alle mie più sincere felicitazioni. Spero che la festa e le varie celebrazioni di questi giorni (novene, processioni, eventi religiosi e culturali, ecc.) costituiscano un’occasione per onorare Maria sotto questo titolo così popolare, accattivante e caro a tutti noi: "Madonna del Carmine". Mi auguro che queste celebrazioni toccheranno il nostro cuore, ispireranno il nostro vivere il carisma e trasformeranno la nostra vita in modo che possiamo essere sempre più fedeli ai valori evangelici.

 Vorrei presentarvi anche quest'anno lo schema della novena che hanno realizzato i responsabili del sito web del nostro Ordine, basata su testi di scrittori, mistici e santi carmelitani. Che tale novena ci aiuti ad approfondire i misteri della nostra fede, guidati dalla mano di Maria. 

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Quest'anno vorrei, anzitutto, ricordarvi che stiamo commemorando il centenario delle apparizioni di Fatima. Per questo motivo, tra gli altri eventi, i Carmelitani portoghesi, in collaborazione con i nostri fratelli Carmelitani scalzi, hanno preparato un Congresso mariologico che si terrà a settembre 2017. Sono stati pubblicati, inoltre, vari libri e articoli sulla relazione tra queste apparizioni e la Madonna del Carmine.

 È ben noto che nella sesta apparizione, avvenuta nel mese di ottobre 1917, i pastorelli dissero che la Vergine apparve con i tratti della Madonna del Carmine che era venerata nella loro parrocchia (vedere foto). Nel 1924, testimoniando davanti al tribunale diocesano, Lucia ha insistito su questo e ha aggiunto che "portava qualcosa appeso alla mano destra" (il Santo Scapolare). Allo stesso modo, quando nel 1950, P. Kilian Lynch, allora Priore Generale dell'Ordine, ha visitato Lucia, la veggente, lei ha insistito che si trattava della Madonna del Carmine. Anche nelle diverse interviste con altri Carmelitani, Lucia ha detto che le sembrava sorprendente che questo aspetto non sia stato sottolineato e che non sia stata promossa ulteriormente la devozione allo Scapolare del Carmine, ispirata dalle stesse apparizioni.

 In ogni caso, in questo centenario delle apparizioni, la famiglia carmelitana rinnova in qualche modo la sua devozione mariana e ora che si avvicina la festa della Madonna del Carmine, anche noi le chiediamo che ci dia una fede semplice, profonda e una devozione che non cada nel sentimentalismo o in affetti passeggeri, ma che, rimanendo ben radicata nei nostri cuori, ci conduca a riscoprire ogni giorno la Buona Novella del Vangelo e ci incoraggi a proclamarla con fermezza e autenticità.

 Papa Francesco, durante la sua visita a Fatima, ha insistito su come i valori del Vangelo trasformano e rivoluzionano la nostra vita e la devozione alla Madonna ci aiuta a scoprirli e a viverli pienamente. La devozione mariana, infatti, se è vera, non può che farci umani: “Ogni volta che guardiamo Maria, crediamo di nuovo nella rivoluzione della tenerezza e dell’affetto. In lei vediamo che l'umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli, ma dei forti”.

 In questo centenario ricordiamo in modo particolare anche tutti i malati della famiglia carmelitana. Durante la sua visita a Fatima, il Papa ha rivolto loro parole affettuose, affermando che erano "un tesoro prezioso della Chiesa". Che in questa festa della Madonna del Carmine possiamo tenere ben presenti tutto coloro che si trovano nella malattia e rinnovare il nostro impegno ad aiutarli, accompagnarli e condividere con loro tutto il meglio che abbiamo. Prendendo le distanze dalla cultura dello scarto o della comodità egoista, possiamo considerarli veramente un tesoro nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità carmelitane.

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In secondo luogo, vorrei indicare che quest'anno si celebra il 75° anniversario della morte del beato Tito Brandsma nel campo di concentramento di Dachau e il 50° anniversario della morte del grande teologo carmelitano Bartolomé F. Mª Xiberta. Entrambi sono morti lo stesso giorno, il 26 luglio, ma con 25 anni di differenza. I due hanno vissuto insieme in Olanda nel 1938, dopo l'espulsione di P. Xiberta dall’Italia da parte del governo fascista. P. Xiberta ricorderà sempre con ammirazione il carmelitano olandese.

 Entrambi si distinguevano per la loro grande devozione mariana e scrissero molto sul ruolo della Vergine Maria nella storia della salvezza. P. Tito insisteva frequentemente sul fatto che noi, come Maria, siamo chiamati ad essere “theotokos”, portatori di Dio, che rendono presente il Signore nei contesti che più hanno bisogno di Lui. Si tratta di una dottrina che si lega molto bene con l'insistenza missionaria di Papa Francesco, il quale ci ricorda costantemente l'importanza di uscire da noi stessi e andare verso le periferie geografiche ed esistenziali.

 P. Xiberta ha saputo coniugare armoniosamente una teologia molto elevata, speculativa, con una tenera devozione a Maria. Chi l'ha conosciuto da vicino ricorda come egli era solito contare i giorni che mancavano alla celebrazione della Festa del Carmine. Gli piaceva ripetere l'antifona mariana, tratta dal libro di Giuditta (cfr. Gdt 15,9),  “Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d’Israele, tu splendido onore della nostra gente”. In Maria, una donna della nostra razza e del nostro popolo, tutta l'umanità si rende manifesta, pur essendo la primizia del mistero della salvezza.

 

Soltanto un paio di esempi per illustrare come i nostri confratelli hanno vissuto con profondità, serietà dottrinale e pietà la devozione a Maria nel ventesimo secolo.

 Il beato Tito celebrò, per l’ultima volta, la festa della Madonna del Carmine nel Lager di Dachau nel 1942. Nonostante la debolezza e la malattia, non smise di congratularsi, attraverso un’accorata stretta di mano, con gli altri Carmelitani che erano lì: l’olandese Fra Rafael, che l’ha accompagnato fino alla fine, e molti polacchi, tra i quali il beato Hilario Januszewski. Fu una strana celebrazione, ma senza dubbio vissuta in maniera affettuosa e commovente in quelle circostanze terribili.

 Lo stesso giorno, venticinque anni dopo, P. Xiberta moriva a Tarrasa (Spagna). Egli ha vissuto i suoi ultimi anni paralizzato a causa di un ictus cerebrale. Difficilmente riusciva ad articolare qualche parola. Forse stava concretizzando ciò che lui stesso aveva una volta affermato commentando il suo lavoro di teologo: "Noi, poveri professori di teologia, dobbiamo ragionare su misteri altissimi, di fronte ai quali sarebbe più conveniente restare in contemplazione silenziosa...".

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Che entrambi, il beato Tito Brandsma e il servo di Dio Bartolomé M. F. Xiberta, ci aiutino a vivere la nostra devozione mariana con la medesima autenticità ed esigenza di vita che essi hanno mostrato.

 Che Maria, Madre e Bellezza del Carmelo, Stella del Mare, ci guidi nel nostro cammino, affinché sappiamo rispondere con creatività e gioia alle sfide presenti nel nostro mondo, a volte così complesso.

A tutti voi che siete parte, in un modo o in un altro, della famiglia carmelitana vi invio i miei cordiali saluti. E... Auguri!

 

Fernando Millán Romeral, O. Carm.

Priore Generale


Veglia per la Vita

L'ultimo sabato del mese vegliamo in adorazione 

affinchè ogni vita sia accolta, amata, difesa, servita


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