di don Giuseppe Ferretti
Rumori e urla, voci forti e suasive,
sussurro sibilante di antico Serpente:
falsa profezia che seduce gli uomini.
Voce senza vento, fuoco o terremoto,
voce silente, penetrante, voce di Dio:
voce d’amore, caldo come sangue.
Profezia di croce, scandalo e orrore,
la ragione fugge, il sogno s’infrange,
la fede attende nella notte il mattino.
PRIMA LETTURA
Dt 18,15-20
Dal libro del Deuteronomio
Contesto della pericope
Il brano annunciato fa parte di una pericope più ampia (18,9-22) in cui vi è
la contrapposizione tra gli indovini delle genti e i profeti.
18,9-13: I cananei sono cacciati dal Signore dalla loro
terra a causa delle loro abominazioni, tenute in atto dagli indovini, i
quali mettono a contatto con il mondo dei demoni. Le loro pratiche cultuali
crudeli e torbide non sono vinte dalla razionalità perché non sono
irragionevoli ma appartengono alla sfera delle potenze spirituali e perciò
l’unica forza che si contrappone è la Parola di Dio. Da qui il comando:
tu devi essere integro davanti al Signore tuo Dio (v. 13).
Per Israele vi è un aut/aut: servire Dio o i demoni delle genti.
18,14-22: al v. 14 inizia quella che oggi è proposta come
lettura pubblica. Se appunto le genti, che stanno per essere cacciate di
fronte a Israele, si rivolgono agli indovini non così deve fare Israele
perché non questo gli ha dato il Signore, ma, attraverso un uomo come Mosè
(umile, mite e semplice), il Signore continua a dargli la sua parola.
Certamente la divinazione può attrarre di più l’uomo per il senso di
mistero che la circonda nelle sue pratiche, di quanto non faccia la Parola
di Dio che si serve di uomini, che annunciano senza particolari
manifestazioni medianiche. Infatti anche all’interno dei profeti ci saranno
i falsi profeti, che si presenteranno in nome del Signore come portatori di
una parola, che in realtà scaturisce dalla politica dei capi del popolo e
non dalla volontà del Signore. Della forza seduttrice di questi falsi
profeti farà amara esperienza Geremia. In ogni istituzione entra il falso e
l’ingannevole.
La discriminante è data dall’intervento del Signore, che sigilla con
l’attuazione storica la vera profezia. Essa è posta pertanto in un futuro e
quindi nel presente non elimina il confronto, l’arroganza e l’insulto da
parte dei falsi profeti.
«Vi è un aut/aut tra la sapienza demoniaca e la sapienza divina: chi non
accetta la profezia cade nella divinazione. Il profeta è uno di tanti,
soltanto che Dio lo sceglie.
Rapporto tra la profezia e l'Oreb: ogni profeta è come Mosè immerso nella
nube a contatto con il trono: ogni profezia è manifestazione di Dio come
all'Oreb. Ogni esperienza profetica è quella di Mosè sull'Oreb - Riguardo
alla mediazione: essa mette a contatto con la parola di Dio» (d. U. Neri,
appunti di omelia, Gerico, 28.1.1973).
Mosè parlò al popolo dicendo:
15 «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a
te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto.
Il compito di Mosè non si esaurisce con la sua persona; esso continua nei
profeti. In questo si nota l’inscindibile rapporto tra la legge e la
profezia. Questa da una parte è finalizzata alla legge sia perché venga
osservata e sia perché ne esplichi i misteri ivi contenuti.
Il profeta è colui nel quale la voce di Dio diventa la parola. È il
passaggio dall’esperienza diretta di Dio, quale è quella di Mosè (cfr. Nm
12,8), a quella mediata.
Perciò il profeta, che il Signore suscita, scaturisce dal popolo, di
mezzo a te, è della tua stessa stirpe e del tuo sangue. In lui vi è lo
stesso carisma di Mosè, pari a me.
Questa uguaglianza denota la continuità anche quando il testo è riferito a
Gesù nel NT. In Lui infatti la profezia giunge al suo compimento. In quello
in cui Gesù è uguale ai suoi fratelli vi è la continuità, in quello in cui è
dissimile vi è il compimento. In quanto è della stirpe di Abramo, Gesù è in
continuazione e in quanto è Figlio di Dio concepito dallo Spirito Santo Egli
porta tutto a compimento, rivelando il senso definitivo della legge e della
profezia.
16 Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio,
sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce
del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”.
Il giorno dell’assemblea. Così è qualificato il giorno della
rivelazione di Dio al popolo, quando esso udì la voce del Signore suo Dio e
vide il grande fuoco.
Benché il popolo udisse la voce dall’involucro del fuoco, ebbe paura di
morire. Non era la visione diretta di Dio ma una visione mediata da segni.
Certamente gli elementi della mediazione, la voce e il fuoco, sono in
rapporto con l’umanità che il Verbo in seguito avrebbe assunto. Quando venne
in mezzo a noi come Parola del Padre, Egli attenuò talmente la forza della
sua voce da non intimorire coloro che lo ascoltavano. Qui invece in un
segno, che preannuncia la sua incarnazione, il Figlio spaventò grandemente
il popolo.
17 Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va
bene.
Al Signore è piaciuto quello che il popolo ha chiesto. Infatti Dio non vuole
comunicare con noi attraverso segni della natura, che incutano spavento, ma
mediante uomini suscitati di mezzo ai loro fratelli. Attraverso loro il
Signore li vuole abituare alla sua presenza in modo che ascoltandolo nella
voce umana dei profeti, lo accolgano nella sua stessa voce di Dio divenuto
uomo.
La manifestazione del Sinai aveva immesso nel popolo il timore perché tutti
avevano recepito la grandezza di Dio e il limite di se stessi, ancor più
reso fragile dalla presenza del peccato.
Dopo questa esperienza diretta vi è la mediazione profetica, che si colloca
tra Dio e Israele per renderlo fedele al Dio del Sinai e aiutarlo a vincere
l’inganno degli idoli.
18 Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro
fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli
comanderò.
Caratteristica del profeta è quella di essere la legge vivente. La legge
data al Sinai con i suoi precetti, risuona viva nella parola che il Signore
pone sulle labbra del profeta (cfr. Gr 1,9: «Ecco io ho posto le
mie parole sulla tua bocca»). Egli è l’organo di cui il Signore si serve
come fosse la sua stessa bocca, per cui è proprio del profeta essere fedele.
Nella parola profetica, come oggi in quella evangelica, il Signore rimane
nascosto, come nel sacramento, ma non per questo è meno presente. Il modo
cambia, la qualità è la stessa (cfr. 2Cor 4,3-4: E se il nostro
vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di
questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore
del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio).
19 Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà
in mio nome, io gliene domanderò conto.
Il Signore chiede conto sia a chi ascolta come al profeta: a chi ascolta se
si è ribellato alla sua parola e al profeta se l’ha pronunciata così come
Egli ha parlato.
Tutto deve avvenire con estremo rigore e con la misura stabilita da Dio.
20 Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in
mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome
di altri dèi, quel profeta dovrà morire”».
Grave è la situazione del profeta che osa dire quello che il Signore non gli
ha comandato o di dichiarare una parola in nome di altri dei. Egli è
assoggettato alla morte: morte sono le sue parole ed egli dovrà morire.
Questa pena di morte non è stata abolita; il profeta, che parla di sua
iniziativa o in nome di potenze spirituali, che non appartengono a Dio,
entra sotto il dominio delle forze della morte. Egli si consegna ad essa e
consegna quanti lo ascoltano.
Infatti il falso profeta, cioè chi non annuncia la Parola di Dio ma annuncia
parole umane, impedisce l’incontro con Dio. Non facendosi sacramento della
Parola di Dio, si pone pietra d’inciampo all’incontro con il Signore.
La fedeltà di chi annuncia consiste quindi nel lasciare trasparire in sé la
divina Scrittura, in cui avviene l’incontro puro e umile con il Signore che
parla.
Fuori della Scrittura, accolta nella vivente Tradizione della Chiesa, vi è
la falsa profezia e quindi la divinazione e l’idolatria.
SALMO RESPONSORIALE
Sal 94
R/.
Ascoltate oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo al
Signore,
acclamiamo la
roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui
per rendergli grazie,
a lui acclamiamo
con canti di gioia.
R/.
Entrate: prostràti,
adoriamo,
in ginocchio
davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del
suo pascolo,
il gregge che egli
conduce.
R/.
Se ascoltaste oggi
la sua voce!
«Non indurite il
cuore come a Merìba,
come nel giorno di
Massa nel deserto,
dove mi tentarono i
vostri padri:
mi misero alla
prova
pur avendo visto le
mie opere».
R/.
SECONDA LETTURA
1 Cor 7,32-35
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo
ai Corinzi
Fratelli, 32 io vorrei che foste senza
preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come
possa piacere al Signore; 33
chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come
possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
Vorrei,
indica il desiderio intenso dell'Apostolo.
senza preoccupazioni, si riferisce alle cose del mondo.
L'Apostolo, attraverso la legge del parallelismo, procede con ordine; prima
contrappone chi non è sposato a chi è sposato, poi la donna
non sposata e la vergine alla sposata.
Le cose del Signore è contrapposto alle cose del mondo.
Le cose del Signore hanno come fondamento la parola della Croce; le cose del
mondo invece si fondano sulla sapienza della carne.
Chi vuol piacere al Signore si preoccupa di quanto lo riguarda, cioè fatica
nella sua vita spirituale. «L'esercizio per piacere a Dio, che è secondo il
Vangelo di Cristo, si attua per noi con l'allontanarci dalle cose mondane e
con l'estraniarsi assolutamente dalle distrazioni affannose» (Basilio,
Regole ampie 5) N.B. distrazioni affannose , cfr Lc 10,39
e 1Cor 7,35.
L'Apostolo contrappone «piacere al Signore» e «piacere alla moglie». Lo
scopo per cui l'uomo sposato si preoccupa delle cose del mondo è di piacere
alla moglie. Quindi per lei si affanna nelle cose e sollecitudini di questo
mondo ed è diviso tra il piacere al Signore e il piacere alla moglie. Per
questo ha detto precedentemente: quelli che hanno moglie, vivano come se
non l'avessero.
34 Così la donna non sposata, come la vergine, si
preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello
spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come
possa piacere al marito.
l’apostolo vede ora le cose da parte della donna. Pone una distinzione tra
la donna non sposata e la vergine.
Forse nelle donne non sposate si deve porre le vedove. Vedi Anna che nel
Tempio serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
perchè sia santa nel corpo e nello spirito. Santa nel corpo mediante
la castità. Nello spirito mediante l'unione con Cristo, divenendo un solo
spirito con Lui, attraverso digiuni e preghiere.
Da quello che traspare nello scritto apostolico non è tanto l’uomo o la
donna in sé, che appartengono alla dimensione cosmica, ma è il loro
rapporto. Pur essendo santificato, il vincolo coniugale comporta una
preoccupazione per le cose mondane, che distrae dal Signore.
È forse questo un deprezzamento del rapporto coniugale? No di certo! Ma è
un’indicazione preziosa ai coniugi di diminuire sempre più le pretese
mondane nel vincolo matrimoniale per giungere a quella sobrietà e santità,
alimentata dal rapporto, che, anziché distrarre dal Signore, diventa
sollecitudine vicendevole a servirlo con tutto se stessi. Ed è quanto dice
immediatamente.
35 Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi
un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore,
senza deviazioni.
Non per gettarvi un laccio, creando tensioni nel vostro rapporto
vicendevole. Infatti su tutto vale l’amore. Se il coniuge si preoccupa
dell’altro per piacergli e lo fa con quell’amore, che ci ha dato il Signore,
allora le realtà cosmiche diventano spirituali.
Degnamente,
il termine greco «ha il significato di condotta rispettabile» e cioè che dia
una buona impressione (GLNT).
Tutto il discorso di Paolo ha come scopo questo: la condotta decorosa nei
riguardi soprattutto di quelli di fuori e lo stare assiduamente con il
Signore senza deviazioni anche quando si deve trattare delle realtà
mondane per piacersi a vicenda.
CANTO AL VANGELO
Mt 4, 16
R/.
Alleluia, alleluia.
Il
popolo che abitava nelle tenebre
vide
una grande luce,
per
quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una
luce è sorta.
R/.
Alleluia.
VANGELO
Mc 1,21-28
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, 21 Gesù, entrato di sabato
nella sinagoga,
[a
Cafàrnao,]
insegnava.
La prima attività di Gesù nella sinagoga è quella dell’insegnamento.
L’imperfetto nel greco (insegnava) denota un’attività continua, alla
quale Gesù si sente obbligato. Egli deve esplicitare il suo rapporto con la
legge, di cui è il Maestro e ne è pure la pienezza.
22 Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti
insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Il suo insegnamento manifesta la sua autorità, certamente in rapporto
alla Legge e ai Profeti. Egli si rapporta alla divina Scrittura in modo
completamente diverso da quello degli scribi. In questi si manifesta la
tradizione, in Lui la sorgente.
«La contrapposizione è data da un'inconfrontabilità. Ciò che fa la
differenza è l'exusìa (che noi traduciamo con potere), termine raro
nell'A.T.: non si dice dei profeti che hanno ecsusìa, è detto in Dn
del Figlio dell'Uomo. L'ecsusìa .trascende la stessa missione profetica ed è
propria del Figlio. Il Cristo ce l'ha ma gli è data Mt 9,6; 21,23;
28,18; Gv 5,22; 10,18; 17,2» (d. U. Neri, appunti di omelia,
Gerico 23.1.1973).
Un simile insegnamento desta stupore, uno spavento estatico, che è tipico
della rivelazione divina.
23 Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo
posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo:
Questa autorità tocca il mondo delle potenze spirituali, quelle che
soggiogano, ingannando, noi uomini. Lo spirito immondo è costretto a
gridare.
«L'immondo nella sinagoga, forse nessuno lo sapeva ed è la Parola di Gesù
che lo rivela. Anche gli scribi avevano autorità ma non avevano forza di far
manifestare questa impurità profonda dello spirito. Lo spirito impuro è
ignorato fino a che la parola di Gesù lo rivela» (sr Cecilia, appunti di
omelia, Gerico, 1.2.1976).
24 «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a
rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Egli dichiara la netta separazione di Gesù Nazareno da loro. Essi ne
sentono il potere e la forza di distruzione del loro dominio, perché è il
Santo di Dio.
Notiamo come nel V.T. Aronne è chiamato «Santo di Dio» perché è l'unico che
entra in contatto, come sacerdote, con Dio. Gesù è colui che parla venendo
direttamente da Dio e i demoni lo sanno e tremano alla sola sua presenza.
25 E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da
lui!».
Il Signore manifesta con immediatezza, senza riti esorcizzanti, il suo
potere cui i demoni sono soggetti.
26 E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte,
uscì da lui.
Lo spirito immondo lascia la sua preda con un ultimo tentativo,
straziandolo. Egli esce gridando forte la sua sconfitta.
27 Tutti furono presi da timore, tanto che si
chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con
autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
Allo stupore per il suo insegnamento succede ora l’essere presi da timore,
quello che avviene di fronte al manifestarsi della potenza divina, della sua
gloria.
La dottrina è nuova tocca ambiti che la legge non raggiungeva,
quello cioè di sottomettere gli spiriti immondi. La legge salvaguardava dal
potere degli spiriti immondi cercando d’isolare Israele dalle Genti,
soggette ai demoni. Gesù avanza in queste regioni demoniache, presenti anche
in Israele, e strappa gli uomini ad esse soggette.
28 La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la
regione della Galilea.
Lo stupore e il tremore davanti alla manifestazione di Dio in Gesù portano
al diffondersi della sua fama dovunque nei dintorni della Galilea.
Nota
La parola dell’uomo può risvegliare queste potenze di morte ma non può
dominarle, ma si assoggetta sempre più ad esse.
Come in Dt 18,9-22 vi è la contrapposizione tra le parole d’indovini
e fattucchieri e la Parola di Dio sia nel modo come nel contenuto in
rapporto agli uomini e alla storia, così ora, nella continuità e nello
stesso tempo nella novità, la parola evangelica tocca il fondo
dell’esistenza umana e condanna gli spiriti immondi sradicandone il potere
dall’uomo. Questo potere si era infatti ben radicato nell’uomo, restando
saldo di fronte a ogni logica umana, inquinata dalla conoscenza del bene e
del male e quindi non soggetta alla conoscenza di Dio.
Pensare di creare con la forza del pensiero umano delle premesse, che
preparino l’accoglienza evangelica, è uno sforzo condannato al nulla, perché
solo l’annuncio può metter in luce queste forze paralizzanti dello spirito
dell’uomo e annientarle.
Tuttavia resta sempre a ogni uomo la libertà di scelta. Qui sta la debolezza
evangelica; essa non costringe perché è proprio dell’atto di fede essere
fondato sulla libertà massima, senza condizioni. La fede non contiene
nessuna «seduzione», neppure intellettuale o sensibile perché l’uomo sia
posto davanti a Dio e al suo Cristo in quel giusto rapporto, che non ne
annulla la libertà del suo sì o anche del suo no. Come fu rifiutata la
parola dei profeti così può essere rifiutata la parola evangelica.
PREGHIERA DEI FEDELI
C.: Al Padre, che ci rivela nel suo Figlio le
opere meravigliose del suo amore, si elevi ora la nostra umile preghiera.
Ascoltaci o Signore a gloria del tuo nome.
§
Perché tutta la Chiesa annunci con coraggio
evangelico la Parola di Dio per distruggere il potere di satana, preghiamo.
§
Perché l’anelito alla redenzione di tutti gli uomini
s’incontri con l’Evangelo di Gesù e in Lui, mite e umile di cuore, trovi il
suo riposo, preghiamo.
§
Perché i piccoli, i deboli, i diseredati siano
rafforzati dal dono dello Spirito Santo e siano liberati da ogni forma di
schiavitù e di sfruttamento, preghiamo.
§
Per noi qui presenti perché accogliamo la dottrina
nuova, che è la Croce del Cristo, come principio che capovolge le nostre
scelte, preghiamo.
§
Perché tutti coloro che sono chiamati a servire il
Cristo si donino a Lui con generosità sempre rinnovata, preghiamo.
O Padre, che c’inebri con il vino buono delle
realtà celesti, accogli la nostra umile preghiera perché non deviamo mai
verso la parola menzognera ma restiamo sempre saldi nella verità, a noi
rivelata dal tuo Figlio, Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna nei
secoli dei secoli.
Amen.
www.carmelosantamariadellavita.it