Carmelo Santa Maria della Vita

Un Monastero che prega per l'accoglienza e il rispetto di ogni Vita umana


XIV Domenica del Tempo Ordinario

4 luglio 2021


Mc 6,1-6

Il brano del vangelo presenta un "fallimento" di Gesù legato alla mancanza di fede: è il "mistero dell'incredulità". Il testo stesso richiede il collegamento a quanto precede, quando inizia: (alla lettera): “E uscì di là” (non riportato nel brano liturgico). Si è in una località non precisata, anche se abitualmente si pensa a Cafarnao, l’ultimo posto utile indicato (cf. 5,21 con 4,1; 1,21; 2,1), nella “casa del capo della sinagoga” (5,35.38); il riferimento è molto importante per comprendere un testo che si presenta di transizione. “E venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono"; non è riportato il nome della "patria", ma altrove si precisa che egli proviene da Nazareth (cf. 1,9) ed è chiamato “nazareno” (cf. 1,24; 10,47; 14,67; 16,6). Nel parallelo di Lc viene riportato esplicitamente il nome (cf. Lc 4,16). Lì egli è cresciuto e ha coltivato i rapporti umani, sociali e familiari (cf. anche dopo v.4). Il percorso da Cafarnao a questa città rimane nell’ambito topografico della stessa regione, la Galilea.
Presentata l’ambientazione geografica, si è in mezzo alla scena; nel racconto relativo sono distinguibili un’introduzione, una conclusione e due parti composte da osservazioni narrative e discorsi diretti, con soggetto prima gli abitanti di Nazareth, poi Gesù. L'indicazione dei discepoli che lo seguono indica non solo l'andare dietro fisico, ma la sequela di Cristo. Anche se poi non hanno alcun ruolo nell'episodio, essi sono menzionati, in quanto ormai costituiscono una presenza fissa accanto a Gesù.
Lui è presentato come un maestro itinerante; la sua attività sottolineata qui è di insegnare: nella sinagoga e nei villaggi all'intorno, come è detto alla fine. Spesso il secondo vangelo sottolinea come l’opera principale di Gesù sia l’insegnamento; in particolare si ricorda quella volta che egli risponde al bisogno della “molta folla, sbandata, come pecore non aventi pastore” (alla lettera) mettendosi ad insegnare “molte cose” (6,34): quello che manca agli uomini di ogni tempo di solito è l’orientamento, il senso profondo che può venire solo da lui (cf. Gv 6,68). La gente rimane stupita delle sue parole e delle sue opere, si pone il problema della sua identità, ma è convinta di conoscere tutto di lui, non sa passare dal lato umano, familiare e sociale, al lato cristologico con un'adesione di fede (Come si sa, il termine “fratelli” va inteso non alla lettera, ma in senso lato). Egli è visto come il "falegname" del paese: lavorava col padre nella bottega. Il termine originale, “téktōn”, è più generico, riferendosi a qualsiasi lavoro del legno e forse al meglio viene indicato come “carpentiere” che non esclude l’intervento sul ferro quando questo sia funzionale al legno; comunque, è giocoforza che una traduzione, scegliendo un significato, escluda gli altri, ma bisogna restare coscienti del fatto. Egli approfitta della riunione sinagogale del sabato per incontrare quanta più gente possibile, è questo che interessa al vangelo senza che si dilunghi a descriverne lo svolgimento, ma il risultato ottenuto, come si notava, è di stupore. Viene usato un verbo che descrive la reazione di fronte alla parola o all’azione di Gesù: in proporzione, tenendo conto della sua brevità, esso si incontra molto più frequentemente in Mc (5 volte, in confronto alle 4 di Mt e alle 3 di Lc; mai in Gv). L’atteggiamento di “molti” degli abitanti di Nazareth è espresso con cinque interrogativi retorici che, in pratica, manifestano rifiuto; si fermano alla dimestichezza con lui: è troppo noto, perché possa essere considerato diverso, superiore, così da meritare la loro fiducia. Le perplessità derivano in particolare dalla sua “sapienza” (è l’unica ricorrenza del termine in Mc: sintomatico che in tal modo venga valutata la parola del Maestro) e dai suoi “prodigi” (evidentemente conoscevano quanto era avvenuto altrove, né va dimenticato che il vangelo non fa cronaca e può dare per noto ciò di cui ha già parlato); di per sé essi potrebbero portare a credere, però qui vengono qualificati come “motivo di scandalo”, di inciampo. Si insiste sull’importanza-necessità della fede, in modo positivo negli episodi dell'emorroissa e della risurrezione della figlia di Giairo (cf. 5,34.36), che precedono immediatamente; in modo negativo oggi: la mancanza di fede, per così dire, "blocca" il potere di Gesù. Egli – nota il vangelo – “si meravigliava della loro incredulità”. Solitamente soggetto della meraviglia è la gente per il potere del Signore (come prima viene notato per gli abitanti di Nazareth), mentre qui è lui stesso. Questa osservazione non può essere considerata in contraddizione con il proverbio precedente: se “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua” (la sequenza dei tre ambiti richiama il racconto della vocazione di Abramo – cf. Gn 12,1), non dovrebbe fare nessuna meraviglia che così avvenga anche a Nazareth; ma un proverbio riguarda il caso generale e non può scendere in dettagli, poi, in questo caso, suona come constatazione disillusa. È ovvio che lui potrebbe fare anche da solo, ma vuole la partecipazione dell'uomo, secondo l'affermazione molto espressiva di S. Agostino: "Chi ti ha creato senza di te non ti salverà senza di te"; sei stato del tutto passivo nella nascita, ci vuole assolutamente la tua partecipazione, il tuo impegno, per la salvezza. Si richiamano a questo proposito il lamento di Gesù su Gerusalemme (cf. Lc 13,34) e il rammarico del Signore per la caparbietà di Israele (cfr. Sl 81(80),14).
I pochi miracoli che egli compie a Nazareth suppongono nei destinatari disposizioni divergenti da quelle comuni. Perché, anche se la sua azione non si può ritenere dipendente dalla risposta di chi ne beneficia, in qualche modo ne viene condizionata. Questo è un grave monito per tutti.

Liturgia di Oggi

Vangelo di domenica

Presentazione

del Vangelo della domenica

 Continua a leggere 

Icone scritte da noi

 


I nostri appuntamenti

Solennità della B.V.Maria del Monte Carmelo

Celebrazione eucaristica ore 18

----

Prossima 

Veglia per la Vita

31 luglio 2021

ore 21,15


I nostri video