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Vangelo di domenica

Presentazione

del Vangelo della domenica


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Una parola per te...

Maria non poteva creare la creatura già creata, ma attraverso l'umanità che dette al Verbo 

la rese capace di fruire della visione di Dio e della sua glorificazione.

(santa Maria Maddalena de' Pazzi - Rivelazioni e Intelligenze)

Presentazione del Vangelo della domenica


9 luglio 2017

XIV DOMENICA del TEMPO ORDINARIO  

 11, 25-30


Spesso non si fa giustizia al testo sacro, quando lo si interpreta sulla base di un facile psicologismo, quasi con sdolcinatura. Così l’affermazione: “io vi darò ristoro” a volte viene interpretata semplicemente nel senso di “pace interiore”, di “acquietamento dell’anima”; ancora peggio viene trattata l’espressione “sono mite e umile di cuore”, quando appare in “ricordini” della prima comunione nel senso infantile di accoglienza tenera dei bambini da parte di Gesù. Ma in tal modo si perde tutta la forza del vangelo, che prende ancora dalla raccolta dei “detti del Signore” (le prime  frasi si ritrovano quasi uguali, sia  pure contestualizzate diversamente, anche in Lc 10,21-22).

Nel breve brano si possono distinguere chiaramente due parti: una prima con affermazioni in cui si hanno verbi all’indicativo (vv.25-27), a sua volta, in questa prima parte si possono vedere due sottoparti: ringraziamento a Dio  per la rivelazione (vv.25-26) e contenuto della rivelazione; e una seconda parte (che manca in Lc, propria di Mt) con inviti-comandi e verbi all’imperativo (vv.28-30).

Si ha un certo collegamento con il contesto mediante la precisazione: “In quel tempo...”. Avendo essa funzione prettamente letteraria, è ovvio che non si deve insistere sul suo valore cronologico.

Subito si ha il riconoscimento pubblico, la proclamazione della grandezza divina. La traduzione italiana “...rendo lode...” esprime solo un aspetto del verbo originale greco “exomologoýmai” che implica appunto riconoscere, confessare con sfumatura, oltre che di lode, di ringraziamento (in certe traduzioni italiane si dice conseguentemente: “… ringrazio...”, sempre con resa parziale del verbo dell’originale); con tale senso esso si trova già in testi biblici e giudaici. In particolare si può richiamare il capitolo finale del libro del Siracide (è un libro cosiddetto “deuterocanonico”, che solo i cattolici riconoscono sacro, comunque documenta il pensiero di quell’epoca, almeno dell’ambiente in cui esso è sorto; si è nei primi decenni del II sec. a.C.) (cf. Sir 51; nel v.1 e poi più volte nel corso del cap. appare il verbo in questione): l’andamento è simile a quello del vangelo; dopo la confessione-riconoscimento si sviluppa il tema della ricerca della sapienza donata da Dio e si  finisce con l’invito a porsi alla sua scuola, prendendo su di sé il suo “giogo” (v.34) e trovare riposo (cf. anche Sir 6,25-30; 24,10 dove si trovano le stesse espressioni). Procedimento analogo si trova anche nel libro della Sapienza (pure esso “deuterocanonico”, degli ultimi decenni del I sec. a.C.; qualche studioso dice anche I sec. d.C.) (cf. Sap 6-9). Dato che la formula di benedizione usata è tipicamente giudaica, si deve supporre che il vangelo si sia ispirato a testi simili, anche se non si ferma ad essi ed evolve i propri concetti. Il tutto è indirizzato a Dio-Padre; il termine “padre” in tre versetti appare cinque volte a sottolineare la sua assoluta rilevanza e l’importanza del legame con lui. Egli è qualificato come Signore del  cielo e della terra con un’espressione derivata dalle preghiere giudaiche ad indicare totalità; infatti si tratta di espressione “polare” che, menzionando i due “poli” estremi, vuol designare tutto quanto fra essi è contenuto: in pratica si professa l’onnipotenza di Dio. Il motivo della glorificazione del Padre è la rivelazione; a questo proposito, si deve notare il contrasto “nascondere-rivelare” e quello legato con esso “sapienti e dotti – piccoli”. Il primo contrasto rimanda all’ambiente apocalittico (si ricordi che “apocalisse” è termine greco che significa “rivelazione”), il secondo all’ambiente sapienziale. Del resto fa parte dell’esperienza comune il provare avversione verso le persone supponenti, che si ritengono superiori ed avere più simpatia verso gli umili; la sapienza può essere donata solo ai “piccoli”, a chi si pone in stato di umile ricerca. Il contenuto della rivelazione è racchiuso nella formula queste cose; in  concreto si tratta della verità portata da Gesù, come fa capire bene lo schema “Padre-Figlio” ed è espresso magistralmente nel prologo giovanneo: “Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” (Gv 1,18).

Allora, come conseguenza, si ha l’invito a prendere il “giogo della vera sapienza (cf. Sir 51,26; 6,24), il “gioco” della volontà di Dio manifestata da Gesù, che non sarà più oppressivo, ma già da adesso pieno di gioiosa felicità, anticipo di quella definitiva della vita eterna.


Veglia per la Vita

L'ultimo sabato del mese vegliamo in adorazione 

affinchè ogni vita sia accolta, amata, difesa, servita


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