Carmelo Santa Maria della Vita

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Vangelo di domenica

Presentazione

del Vangelo della domenica


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Presentazione del Vangelo della domenica



PRIMA DOMENICA DI AVVENTO

 anno C 

Lc 21,25-28.34-36

            Oggi, prima Domenica di Avvento, inizia l'anno liturgico con il ciclo C; in esso si ripercorrono i misteri principali della vita del Signore: Natale - la sua venuta in mezzo a noi, Pasqua – la sua morte e risurrezione, Pentecoste – il dono dello Spirito Santo. Certo lui è nato una sola volta, là a Betlemme; è morto ed è risorto una volta per tutte. Se ogni anno ricordiamo quegli avvenimenti, è per noi, per prendervi parte sempre più a fondo; infatti, nella visione di fede cristiana, nella liturgia non si tratta di semplice ricordo, ma di un rinnovare quei fatti per noi. In particolare adesso siamo chiamati ad accoglierlo a Natale, mentre viene nella storia umana “per noi uomini e la nostra salvezza” (cfr. Credo), anche se, quando è venuto, quasi nessuno se ne è accorto. Eppure, a pensarci  bene, è la “cosa” più importante. Soprattutto nel brano evangelico si è invitati a pensare alla fine. È decisivo per dirigersi re,bene conoscere e tener presente la meta cui si è diretti e il fine ultimo della vita umana e della venuta del Signore sulla terra. Si ha nel testo della versione di Luca una parte del lungo discorso messo in bocca a Gesù sulla fine dei tempi, come già era stato ascoltato due domeniche fa nella versione di Marco; oltre a queste c'è una terza versione in Matteo 24-25. Le tre redazioni hanno elementi in comune (esempio: il discorso è situato subito prima della passione per significare che si tratta dell'insegnamento culminante del Maestro, è occasionato dall'annuncio della distruzione del tempio), ma, nei dettagli hanno particolari molto divergenti: si è indotti a dedurne di avere una tradizione antichissima, risalente a Gesù stesso, da cui tutti i vangeli prendono, ma poi elaborano ognuno a modo proprio. Oggi ci si ferma in particolare sul brano liturgico di Luca, ma invitando tutti a leggere il discorso intero.

            Si parla di sconvolgimenti cosmici: "Le potenze dei cieli ... saranno sconvolte"; si tratta del linguaggio cosiddetto "apocalittico" inaugurato nella Bibbia nel II sec. a.C. da elementi del libro di Daniele, ma già abbozzato in testi profetici tardivi (cfr. Ez 40-48; Is 24-27; 34-35; Gioele; Zc 9-14) e rappresentato da una ricca letteratura giudaica anteriore a Cristo; è seguito anche dai vangeli, quindi non ha senso stare ad osservare segni particolari: il vangelo non intendere dare la descrizione esatta dei fenomeni, quanto esprimere l'idea forte che anche il cosmo sarà coinvolto negli eventi finali della storia e si tratta dell'intervento definivo di Dio. Il terzo vangelo si preoccupa anche degli effetti sulla terra; "gli uomini moriranno per la paura". Saranno cose spaventose, non meglio identificabili. Tutto è condensato nell'avvento trionfale "con grande potenza e gloria" del "Figlio dell'uomo", titolo personale di Gesù-Messia che sintetizza il suo compito di salvatore per tutta l'umanità. Ma quella realtà così mortalmente spaventosa sarà motivo di speranza per i credenti: "... alzate i vostri capi perché si avvicina la vostra liberazione".

            Il vangelo, però, mette in guardia dal lasciarsi prendere dalle occupazioni della vita quotidiana, dall’abbandonarsi alla ricerca di piaceri immediati, senza tenere conto di nulla, perché sottolinea la subitaneità della fine dei tempi.

            L’invito pressante alla vigilanza: “Vegliate…, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”; “tenetevi pronti, perché nell’ora in cui non immaginate viene il Figlio dell’uomo”. , può essere considerato tra gli scopi principali dell’insieme. Nell’atteggiamento di tenersi pronti si accentua in particolare la preghiera, il contatto profondo con lui reso stabile eternamente con la sua venuta finale. Lo scopo immediato è la richiesta di non essere coinvolti nei temibili avvenimenti che precedono la fine e che sia favorevole l’incontro col Giudice; viene in mente l’affermazione di San Francesco: “… la morte secunda nol farà male.”    


Veglia per la Vita

L'ultimo sabato del mese vegliamo in adorazione 

affinchè ogni vita sia accolta, amata, difesa, servita


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