Carmelo Santa Maria della Vita

Un Monastero che prega per l'accoglienza e il rispetto di ogni Vita umana


DOMENICA DI PASQUA 

4 aprile 2021


    Ciclo unico Gv 20,1-9

Opzione per l’anno B: Mc 16,1-7

È il grande grido della fede pasquale richiamato pure dalle parole della finale del vangelo: "... egli doveva risorgere dai morti". Questa verità è il requisito imprescindibile per un credente, il nucleo fondamentale del messaggio cristiano; la fede, come si sa, è sempre dono divino, ma si basa sulla Scrittura che presenta il piano di Dio e sulla testimonianza di chi ha visto il sepolcro vuoto e ha assistito alle apparizioni del Risorto. Il vangelo lo fa capire in diversi modi.
Innanzitutto precisa il dato cronologico: "il primo giorno della settimana", la domenica, "dominica dies", "giorno del Dominus/Signore", così chiamato e festa settimanale per cattolici e altri cristiani, proprio perché si tratta del giorno della risurrezione del Signore Gesù. Alla lettera l’espressione sarebbe: “all’una (sottinteso “giorno” che in greco, come in latino, è femminile; poi il numerale cardinale “uno” che, secondo la grammatica ebraica, può fungere anche da ordinale) di sabati” (come attesta Filone di Alessandria, filosofo e statista ebreo di lingua greca, molto amante della filosofia classica [20 a.C. - 50 d.c. circa], la settimana dagli ebrei era chiamata “sábbata” [plurale di “sábbaton”; qui c’è il genitivo], cf. nella LXX Sl 23,1; 47,1; 93,1), quindi “Al primo giorno della settimana”. Si ricordi che per gli Ebrei (l’autore del testo evangelico era ebreo), l’ultimo giorno della settimana è il sabato e, di conseguenza, il primo giorno è la domenica; anche in latino, almeno nel calendario ecclesiastico, il lunedì è chiamato “feria secunda”.
Mentre gli altri vangeli parlano di più donne, Gv focalizza l'attenzione su “Maria la Maddalena” (di Magdala, secondo l’interpretazione più comune), però più avanti, quando va dagli apostoli, lei dice: “non sappiamo dove l’hanno posto!”; certo il plurale si può intendere come semplice forma letteraria, una sorta di autoenunciato, ma la spiegazione più immediata è quella letterale, che si debbano intendere una pluralità di donne come soggetto, secondo quanto viene indicato dai Sinottici. Va sottolineato come il fatto che siano addotte quali testimoni delle donne, in quell’ambiente del tutto maschilista, debba considerarsi indizio di veridicità. Poi si ha un particolare molto interessante, che va rimarcato: "buio ancora essendo" (nella costruzione si mette in evidenza “buio”); certo l'espressione precisa il "di buon mattino", quindi è da intendere in senso temporale, però, tenendo conto del procedimento comune nel quarto vangelo (la cosiddetta “ironia” giovannea, quando Gv usa molte espressioni o termini a doppio senso – in positivo), si può vedere anche un significato simbolico, spirituale: è buio, tenebra, non si vede nulla, ma la luce di Cristo risorto illumina tutto, dà senso a tutto, con lui risorto non è più buio. Del resto nel brano del discorso a Nicodemo si dice chiaro che nelle tenebre si possono commettere azioni cattive, da nascondere, invece in piena luce si compie il bene (cf. 3,19-21; anche 11,9-10; 12,35-36; …; 13,30; 19,30; …; Mt 5,16). Ancora l'affermazione che "la pietra era stata tolta...", oltre all’aspetto fisico della rimozione, può indicare che davanti a lui non c'è nessun ostacolo (cf. l'uso del verbo "togliere" riferito al “peccato del mondo” in 1,29; ...). Il vangelo dà per nota la conformazione delle tombe di allora in quell’ambiente, ma si ritiene opportuno richiamarla sinteticamente; il sepolcro dei benestanti, la classe sociale cui apparteneva Giuseppe di Arimatea che diede la sepoltura a Gesù (cf. 19,38-42), era un loculo scavato nella roccia con apertura verticale chiusa da una grossa pietra rotonda (un po’ come una macina da mulino).
Quando non vede il corpo di Gesù, la prima reazione che ha la donna è di pensare che la salma sia stata trafugata (altro indizio di veridicità: non si esalta subito con l’idea della risurrezione; è praticamente costretta a credere). Si noti che il Maestro viene indicato come "il Signore": può essere un semplice titolo di cortesia verso persona autorevole, già attestato nella Bibbia e nell’antichità in genere, specialmente per il re, ma, richiamando che quel termine corrisponde alla resa in greco del nome di Dio dell'AT, esso può essere interpretato come volontà di professare la divinità di Gesù. La Maddalena fa riferimento a "Simon Pietro" (capo del collegio apostolico; anche più avanti si sottolinea un segno di deferenza nei suoi confronti, quando lo si aspetta e lo si fa entrare per primo nel sepolcro) e a "l'altro discepolo, quello che Gesù amava". Sono messe insieme due espressioni che altrove appaiono separate; anche più avanti si parla solo de "l'altro discepolo". Comunemente, seguendo la tradizione, si dice che così viene indicato l’apostolo Giovanni; è possibile e probabile, ma nel vangelo non viene specificato, con ogni verosimiglianza perché la formula "che Gesù amava" vuole comprendere la totalità dei cristiani e richiamare che tutti i discepoli, impegnati a seguirlo, sono da lui amati. Nella stessa prospettiva si può vedere il fatto che "l'altro discepolo corse più veloce...": non semplicemente perché più giovane, ma, soprattutto, perché, attirato dall'amore, va più spedito. Il vangelo non precisa se i due discepoli stavano insieme nella stessa casa: ma il ripetersi (nel testo originale) della medesima preposizione davanti ai due nomi induce a pensare che si trattasse di due abitazioni diverse. Comunque, va notata la loro premura: appena avvertiti, corrono a vedere per farsi carico del problema.
Quello che arriva prima non entra, verosimilmente, anche se non è detto dal vangelo, come forma di riguardo, per aspettare Pietro, ma lancia uno sguardo all’interno della tomba e nota “i teli posati là”, segno evidente che la salma sparita non era stata trafugata, come ipotizzato dalla Maddalena. Intanto arriva anche Simon Pietro e, entrato nel sepolcro, vede i “teli posati là, e il sudario… avvolto in un luogo a parte”; non è detta la sua reazione, mentre il vangelo segue la vicenda del“l’altro discepolo...” che, nel semibuio della cella funeraria, si apre alla luminosità piena della fede; "vide e credette": sono due verbi distinti che indicano due azioni separate. Il vedere materiale non porta automaticamente alla fede che è su un altro piano e rimane fondamentalmente dono di Dio, come già visto, ma non da accettare o aspettare passivamente, bensì da coltivare e di cui interessarsi con impegno. Basti pensare a quelli vissuti ai tempi di Gesù: alcuni hanno creduto, altri ne hanno chiesto la condanna, pur avendo tutti visto le stesse sue opere e udito le stesse sue parole. Quello che si vede o si ode va interpretato.







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