Carmelo Santa Maria della Vita

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Presentazione del Vangelo della domenica


FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE 


 Mc 1,7-11

L'episodio del battesimo di Gesù è raccontato in tutti e tre i vangeli sinottici (Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22) e pure in Gv (non descritto direttamente dal narratore, ma riportato dal Battista – cf Gv 1,29-34), ogni volta con una angolatura particolare. Questo dato fa capire che esisteva una tradizione comune, chiamata “tradizione presinottica”, da cui tutti hanno preso e poi ciascuno nella presentazione ha riportato il proprio punto di vista. Quella tradizione antichissima fonda le sue radici su un fatto storico (non se ne può dubitare, perché, quando essa si formò, i contemporanei conoscevano benissimo l’accaduto e questo era perfettamente verificabile), ovvio rivisto con gli occhi della fede
Prima il brano liturgico, tratto dal vangelo di Mc, presenta il ministero di Giovanni Battista: egli proclama (c’è il verbo “kērýssō”, come nel v.4, denominativo dal sostantivo che significa araldo, banditore, e indica appunto l’attività di questo personaggio) e battezza chi si riconosce bisognoso di “metánoia/cambiamento di mentalità, conversione” (cf v.4); adesso il vangelo si concentra
sull’annuncio di un "più forte" che “viene dopo”. Egli "battezzerà in Spirito Santo", cioè agirà con la potenza di Dio; il verbo "battezzare" (“baptízō/lavo, immergo”) inteso in senso proprio, riferito al battesimo "con acqua" di Giovanni, ora va inteso in senso metaforico. Il riferimento al “legaccio dei sandali" certo esprime umiltà, poiché slacciare i sandali era un servizio riservato agli schiavi, ma probabilmente non ci
si deve limitare a questa lettura di tipo morale e accettare il suggerimento dello studioso Alonso Schökel che propone una spiegazione di tipo teologico, più consona all’intento cristologico dei vangeli, richiamando la legge ebraica del "levirato" legata alla poligamia, anticamente ammessa. Una norma di quella legge prevede che, se il fratello superstite del defunto senza figli, dunque il cognato della vedova (in latino “levir”, da cui il nome della legge stessa), o, in mancanza, il parente più prossimo, rinunciava a compiere il proprio dovere di garantire la discendenza al morto, la vedova gli toglieva un sandalo (cf Dt 25,5-10); oppure l’interessato stesso si toglieva il sandalo e lo passava ad un altro (cf Rut 4,5-8). Giovanni, allora, dichiarerebbe di non essere all’altezza, di non poter accampare diritti per compiere quel gesto verso il Messia, non è suo parente prossimo (ovvio a livello più profondo di quello fisico). Che la legge del levirato riguardi a fondo la vicenda di Gesù (la figura del Battista è legata e subordinata ad essa), secondo lo studioso, risulta dal fatto che i discepoli vengono qualificati come “fratelli” di Gesù (cf Gv 20,17) e quanti aderiscono alla fede per per merito loro sono considerati discendenza del “fratello” morto senza figli: prendono il nome da lui “cristiani”, non da chi li ha convertiti “petrini, paolini, etc” (proprio con perfetta applicazione della legge del levirato)
Il battesimo segna l’inizio della vita pubblica di Gesù (cf At 1,21-22); la sua presenza fisica sulla terra è stata molto breve, ma continua “fino alla fine del mondo” (Mt 28,28) attraverso lo
Spirito Santo: è la fede cristiana garantita dalle ripetute dichiarazioni del vangelo.
In Mc quell’evento è presentato in modo quanto mai scarno ed essenziale, ma sufficiente per indicare l’investitura messianica di Gesù. Nel racconto stringatissimo si possono individuare due parti: il battesimo e la manifestazione divina (con termine “tecnico” detta “teofania”); maggiormente accentuato è il secondo punto che getta luce pure sul primo. Si fanno poche osservazioni.
Il contesto cronologico indicato (“in quei giorni”) rimane quanto mai vago e indeterminato, così da presentarsi con funzione piuttosto letteraria che storica.
La forma passiva del verbo (“… fu battezzato...”) indica che Gesù non si battezza da solo, ma riceve il battesimo di conversione da altri, nominatamente da Giovanni Battista; lui non ha certo bisogno di conversione, ma si assoggetta a quel rito in segno di so1idarietà con tutti gli uomini, peccatori.
Gesù che sale dall’acqua può richiamare la tradizione esodica del passaggio del mare (cf Sl 114[113A],3.5). L’avverbio “subito” (in Mc 41 volte) non va accentuato, ma serve a dare una sorta di accelerazione alla scena e a collegare strettamente la teofania con il gesto precedente.
Lo squarciarsi del cielo è elemento tipico delle teofanie; attraverso quello squarcio scende lo Spirito Santo, la presenza di Dio che prende possesso di un eletto. Dato che lo Spirito è Dio, quindi invisibile, la tradizione lo presenta nella forma sensibile di colomba per renderlo accessibile ad occhi umani. Ma il motivo per cui è stata scelta quell'immagine sfugge ad ogni tentativo di spiegazione. Fra le molte proposte avanzate, prima fra tutte quella della colomba del diluvio (cf Gn 8,6-12) per indicare pace, unione, fra cielo e terra, se ne riportano come più probabili due, ricordando che molte ipotesi possono stare insieme, anzi è verosimile che debba essere così. In testi giudaici la colomba è presentata come assolutamente fedele alla propria covata, con l’immagine di quell’animale si intende sottolineare la permanenza dello Spirito Santo in Gesù; in testi biblici dell’AT la colomba designa il popolo di Dio (cf Is 60,8; Os 11,11; Sl 74[73],19), allora il vangelo può indicare la comunità messianica che nasce con Gesù.
La “voce” dal cielo (cf anche 9,7) è una costruzione congegnata con tre testi principali dell’Antico Testamento (Is 42,1; Gn 22,2.12.16 (LXX), Sl 2,7): si presenta lo stato permanente di Gesù, la sua identità, come figlio di Dio, con l’invito implicito ad ascoltarlo e seguirlo.


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