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Presentazione del Vangelo della domenica


24 giugno 2018

Natività di San Giovanni Battista


Lc 1,57-66.80

(DOMENICA XII DEL TEMPO ORDINARIO)   

            Il brano evangelico che la liturgia propone oggi pone l’accento sul nome che viene imposto al neonato, come può risultare già ad una lettura molto frettolosa: viene ripetuto due volte; prima  detto dalla madre, poi ribadito dal padre. Si sa che il nome nella cultura biblica, come in tutto il Vicino Oriente antico, di solito, designava la natura o la funzione di chi lo portava. Anticamente veniva dato subito dopo la nascita; l’usanza di ritardarne l’attribuzione fino alla circoncisione, otto giorni dopo, non è attestata prima del Nuovo Testamento          (cfr. Lc 1,59 [proprio il nostro testo]; 2,21). Qualche secolo prima di Cristo era invalso l’uso di prendere il nome dalla parentela (è attestato la prima volta nel V sec. a.C. presso la colonia ebraica dell’isola di Elefantina sul Nilo; nel III sec. a.C. in Giudea), più spesso dal nonno, a volte anche dal padre. Nel caso presente il nome Zaccaria sarebbe stato perfetto, contenendo la menzione di Dio (significa: “Il Signore ha ricordato/ricorda”), ma il vangelo insiste su “Giovanni”, designato da Dio stesso (cfr. 1,13); evidentemente se ne sottolinea il significato, vedendolo più in linea con la missione del personaggio: “il Signore è misericordioso; ha fatto/fa grazia” rispecchia meglio il compito di ricondurre a Dio molti figli d’Israele (cfr. 1,16). Non si trascuri di notare il forte contrasto tra l’opzione umana che vorrebbe inserire il bambino nella  tradizione familiare e la scelta divina che richiama la volontà di salvezza per tutti gli uomini, secondo il piano della Provvidenza.

            La gravidanza e il parto da parte di Elisabetta sono qualificati come dono della benevolenza divina (“… i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia...”) (cfr. anche 1,25.36-37). La Scrittura insiste molto sul fatto che ogni bambino, pur essendo immediatamente frutto del grembo materno, nella realtà profonda, è opera di Dio, voluto dal suo progetto d’amore. In particolare tutte le “matriarche” (le mogli dei patriarchi) sono presentate come sterili: è il Signore che apre loro il grembo (cfr. Gn 18,9-15; 21,1-2; 25,21; 30,1.22.23); ovvio, bisogna sottolineare la dimensione religiosa dei racconti, senza fermarsi a considerarne la veridicità storica.

            La circoncisione, otto giorni dopo la nascita, nell’Antico Testamento era considerata segno dell’alleanza fra Dio e Israele (cfr. Gn 17,11), qualificava come membri del popolo eletto e distingueva dai non-israeliti. Non potevano sottrarsi a questo rito tutti gli Ebrei credenti; così i genitori di Giovanni Battista, come poi anche quelli di Gesù (cfr. 2,21); esso viene praticato ancora oggi da tutti gli Ebrei (anche non credenti) almeno per motivi socio-culturali per segnalare l’identità e l’appartenenza al popolo.

            È significativo che nella presentazione evangelica il primo utilizzo della ricuperata capacità di parlare sia per lodare, “benedire” (“dire-bene”) il Signore, come ad indicare lo scopo prioritario dell’uso della parola.

            Si nota lo stupore suscitato da tali avvenimenti; essi diventano oggetto di meditazione e di contemplazione: “… le custodivano in cuor loro...”, vedendo in essi l’intervento e la guida di Dio.

            Alla fine il vangelo compendia il lungo periodo della crescita fisica e spirituale del Battista e della preparazione alla sua importante missione.


Veglia per la Vita

L'ultimo sabato del mese vegliamo in adorazione 

affinchè ogni vita sia accolta, amata, difesa, servita


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