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Vangelo di domenica

Presentazione

del Vangelo della domenica


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Presentazione del Vangelo della domenica

XXI DOMENICA  DEL TEMPO ORDINARIO


Gv 6,60-69

            Si presenta la reazione al "discorso del pane della vita", l'atteggiamento di incredulità o di fede per verità fondamentali della verità cristiana. Si deve ambientare il tutto sempre a Cafarnao, ma fuori dalla sinagoga.

            Dei discepoli lasciano Gesù: "Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andarono più con lui". Trovano la sua parola "dura". Non accettano quanto non comprendono; ben diverso è l’atteggiamento di Maria, veramente impegnata nel cammino di fede: quando non capisce, ritiene tutto e lo valuta “nel suo cuore” (cfr. Lc 2,19). Effettivamente il discorso di Gesù ha qualcosa di assurdo, soprattutto quando invita a mangiare la sua carne e bere il suo sangue: bisogna scegliere tra l'accettazione di fede di qualcosa che sfugge alla comprensione umana, o il rifiuto come un discorso dovuto allo sragionare di un folle. Il Signore è ben cosciente di poter creare scandalo, ma in altri testi evangelici si dichiara "beato" chi non si scandalizza di lui (cfr. Mt 11,6; Lc 7,23). Come superamento dello scandalo cita la sua risurrezione-ascensione: il salire "là dov'era prima"; quando lo vedranno nella gloria, si renderanno conto che pure la sua carne sarà mangiata in modo glorioso. Ma per la glorificazione ci vuole prima l'“innalzamento” sulla croce, che costituisce lo scandalo supremo. Anche questo va accettato nella fede che rimane, nello stesso tempo, dono di Dio e impegno solidale dell'uomo; viene ribadito che nessuno può andare a lui "se non gli è concesso dal Padre..."; si deve vedere implicita l'accusa di rifiutare l’offerta di Dio con l'incredulità. Prima viene dato un principio di ordine generale: "È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla"; l'uomo lasciato alle sole sue forze non è in grado di procurare la vita; anche solo sulla base dell'esperienza umana si deve riconoscere che nessuno ha in sé la sua consistenza. Invece lo Spirito, la potenza d'amore di Dio, può dare la vita in senso pieno. Già nell’Antico Testamento era considerato datore di vita. Applicato al caso concreto, la carne e il sangue di Gesù sono “vero cibo” e “vera bevanda”, perché riempiti dello Spirito. Esso dona anche la capacità, se non di comprendere, di accettare le verità divine, in particolare il discorso di Gesù. Le sue parole "sono spirito e sono  vita", nel senso che vengono da Dio, lo rivelano pienamente e donano la vita definitiva. In un testo giudaico si afferma che le parole della Legge sono "spirito e vita"; allora il vangelo farebbe capire che Gesù prende il posto della Legge antica, è la nuova Legge. Di lui si sottolinea in particolare la preveggenza: "...  sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito". Per questo non è assolutamente stupito dell’esito del suo discorso.

            A fronte dell'incredulità sta la fede dei "Dodici". È la prima volta che il quarto vangelo usa questa dicitura e non ne dà alcuna spiegazione, evidentemente perché suppone che i suoi lettori (anche noi oggi tra loro) conoscano la storia degli Apostoli. La domanda decisiva posta loro ha lo scopo di confermarli nella fede in una situazione fattasi quanto mai critica. La professione messa in bocca a Simon Pietro, pure a nome degli altri, è quanto mai significativa: "... Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio"; non capiamo molto, ma sappiamo che solo tu puoi indicarci la via della vita e procurarci la felicità (cfr. Sl 16(15),11), ci fidiamo di te e stiamo con te. Si tratta dell'atteggiamento tipico della fede cristiana, dell’“obbedienza della fede” (Rm 1,5). L’espressione "Santo di Dio" manifesta la dignità divina e messianica di Gesù; nei vangeli sinottici essa si trova in bocca agli indemoniati; nell'Antico Testamento è applicata ai sacerdoti; in documenti giudaici pervenuti da Qumran si parla di un Messia di stirpe sacerdotale; è possibile che Gv, con quel titolo, vi si riferisca. Gesù appartiene alla sfera divina: Dio-padre lo ha “consacrato e mandato nel mondo” (10,36).

            Il brano liturgico vi accenna appena, ma, per desiderio di completezza, si può notare che il vangelo ha altri due versetti dedicati nominalmente a Giuda; esprime tutto l'orrore del tradimento da parte di uno appartenente alla cerchia degli Apostoli sottolineando: "ed era uno dei Dodici". È un grave monito per tutti, a  non sentirsi mai sicuri, ma a basarsi solo sul dono di Dio, a chiedergli che tenga sempre la mano sulla testa, altrimenti non si sa cosa si possa combinare: “… chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere” (I Cor 10,12).


Veglia per la Vita

L'ultimo sabato del mese vegliamo in adorazione 

affinchè ogni vita sia accolta, amata, difesa, servita


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