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Vangelo di domenica

Presentazione

del Vangelo della domenica


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“Non mi è mai piaciuto pensare che la misericordia di Dio si fermi ai confini della Chiesa visibile. 

Dio è la verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no“

                                                                                          Edith Stein (s. Teresa Benedetta della Croce)

Presentazione del Vangelo della domenica



III DOMENICA DI QUARESIMA

24 marzo 2019

 anno C 

        

Lc 13,1-9

 

             Il testo evangelico invita pressantemente alla conversione, a cambiare mentalità. Ci sono due brevi unità letterarie: ripetuta precisazione e avvertimento di Gesù a partire da due fatti di cronaca; parabola del fico sterile.

             I fatti di attualità da cui prende lo spunto il Signore non sono attestati altrove, ma si possono considerare del tutto verosimili. Pilato, effettivamente, a quanto documenta lo storico Giuseppe Flavio del I sec. d.C., era molto duro e drastico; quindi, è del tutto probabile che egli abbia represso crudelmente nel sangue la ribellione o dimostrazione ostile contro i Romani in occasione di culto sacrificale: i Galilei, sempre al dire di Giuseppe Flavio, erano particolarmente accesi e tumultuosi; in più, dato il loro comportamento, c’è anche la possibilità che si trattasse di appartenenti al movimento degli Zeloti (volevano liberarsi in modo violento dal dominio romano), così come il crollo di una torre è del tutto possibile, dato che le costruzioni in antico erano molto meno solide che adesso. Allora è più che verosimile che Gesù si sia servito di queste evenienze nella sua predicazione; la primitiva comunità cristiana, nel cui ambito è nato il vangelo di Lc, le ha riportate perché esse possono occasionare moniti di perenne validità.

             Nella presentazione evangelica si è nella grande sezione propria di Lc del viaggio verso Gerusalemme, ovviamente intesa come luogo del compimento del mistero pasquale (9,51-18,14); ma, dato che lì sono raccolti in modo artificioso episodi che rimandano in Galilea ed episodi che anticipano il soggiorno nella città santa, non si è in grado di precisare il luogo e il tempo di questo discorso di Gesù. Comunque l'invito alla "conversione" nella prospettiva del giudizio finale deve considerarsi un tema fondamentale nell'insegnamento del Maestro, probabilmente da inserire nella prima fase del suo ministero. La struttura, con interrogazione retorica, parallelismo, antitesi e ritornello, sembra fatta per essere ritenuta a memoria e rimandare ad un ambiente di tradizione orale; quindi di essa si sarebbe servito il vangelo.

             Un primo punto ribadito dal testo biblico è che ogni disgrazia non può essere considerata assolutamente segno di peccato, contrariamente alla mentalità popolare attestata ancora ai tempi di Gesù e praticamente anche adesso, secondo cui ogni sventura terrena è legata a colpe precedenti (si consideri, per esempio, il caso famoso del cieco nato - Gv 9,2-3); quindi, l’idea corrente era che le vittime di quella sanguinaria repressione o della disgrazia della torre fossero dei grandi peccatori e che avessero colpe fa scontare. 

             Ascoltare l'avvertimento a "convertirsi", in pratica seguendo le direttive di Gesù, porta ad evitare di incorrere nella rovina, richiamo della fine tragica di Gerusalemme e della morte eterna nel giudizio universale; l'impenitenza ne sarebbe causa. Si noti che il Signore si immerge nella storia  umana, ma non si ferma ad essa; ne esce, ne osserva le vicende e ne trae verità ammonitrici per riflessioni salvifiche.            

             La parabola del fico sembra ribadire lo stesso principio, sottolineando il tema della dilazione già presente nel fatto del cambiamento di sorte cui può portare la conversione. L’immagine rispecchia perfettamente la realtà della Palestina, dove la coltura della vite era piuttosto estesa e normalmente in mezzo alle vigne venivano coltivati fichi (di qui l’espressione “abitare al sicuro sotto la propria vite e il proprio fico” per indicare la vita tranquilla di una popolazione prevalentemente agricola - cfr. I Re 5,5; II Re 18,31; Mi 4,4). Il motivo della mancanza di frutti nella pianta non è detto. Va notato che mentre Mt (cfr. 21,18-22) e Mc (cfr, 11,12-14) parlano dell’episodio della maledizione del fico, Lc dice “parabola” e fa culminare il racconto sull’ulteriore attesa, come esempio di misericordia e di indulgenza, conforme alla sua impostazione teologica. Il particolare dei “tre anni” rimane oscuro; forse si riferisce al periodo in cui un albero da frutto può diventare produttivo, mentre sembra da escludere un’allusione alla durata dell’attività pubblica del Maestro. Circa la sterilità della pianta, Mc addirittura nota che “non era … la stagione dei fichi”, probabilmente si deve riconoscere che l’insegnamento da trasmettere ha condizionato la presentazione del caso. Comunque, convertirsi rimane assolutamente decisivo, perché rappresenta l'ultimo rinvio che Dio concede prima del giudizio. La dilazione concessa al fico, appunto, indica con tutta probabilità, senza tener conto del tempo, la durata triennale del ministero di Gesù. Le cure eccezionali riservate al fico rappresentano gli sforzi che Dio-Gesù farà per indurre il popolo a convertirsi (cfr. 13,34). L'immagine del popolo come piantagione di cui Dio si prende cura è ben radicata nella Sacra Scrittura (cfr. Is 5,7;  …; in particolare proprio la pianta di fico – Os 9,10; Mi 7,1; Gr 8,13). Dio ama i suoi  appassionatamente; Gesù è per loro. Bisogna rispondergli impegnandosi a portare "frutti degni della conversione" (3,8). Si è in regime di dilazione, come in prova.

 


Veglia per la Vita

L'ultimo sabato del mese vegliamo in adorazione 

affinchè ogni vita sia accolta, amata, difesa, servita


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