Carmelo Santa Maria della Vita

Un Monastero che prega per l'accoglienza e il rispetto di ogni Vita umana

I nostri appuntamenti

Prossima Veglia per la Vita

27 ottobre 2018

ore 21,15

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Vangelo di domenica

Presentazione

del Vangelo della domenica


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Veglia per la vita


Pregheremo la prossima Veglia per la Vita 

il 27 ottobre 2018

alle ore 21.15


Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell'oceano.

Ma se questa goccia non ci fosse, all'oceano mancherebbe


Cantiamo a te, signore della vita:

il nome tuo è grande sulla terra

tutto parla di te e canta la tua gloria.

Grande tu sei e compi meraviglie tu sei Dio.

 

Cantiamo a te, Signore Gesù Cristo:

Figlio di Dio venuto sulla terra,

fatto uomo per noi nel grembo di Maria.

Dolce Gesù risorto dalla morte sei con noi.

 

Cantiamo a te, amore senza fine:

tu che sei Dio lo spirito del Padre

vivi dentro di noi e guida i nostri passi.

Accendi in noi il fuoco dell’eterna carità.

 

Adorazione silenziosa

Misericordias Domini

in aeternum cantabo

(solista)

Oracolo del Signore al mio Signore: *

“Siedi alla mia destra,

finché io ponga i tuoi nemici *

a sgabello dei tuoi piedi”.

 

2 Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: *

“Domina in mezzo ai tuoi nemici.

3 A te il principato nel giorno della tua potenza †
tra santi splendori; *

dal seno dell’aurora, come rugiada, io ti ho generato”.

 

4 Il Signore ha giurato e non si pente: *

“Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek”.

5 Il Signore è alla tua destra, *

annienterà i re nel giorno della sua ira.

 

6 Giudicherà i popoli: *

in mezzo a cadaveri ne stritolerà la testa su vasta terra.

7 Lungo il cammino si disseta al torrente *

e solleva alta la testa.

 

Misericordias Domini

in aeternum cantabo

 

Adorazione silenziosa

 

 

Questa notte non è più notte davanti a Te:

il buio come luce risplende.

 

(Solista I)

Ti amo, Signore, mia forza, *

3 Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;

mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; *

mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

4 Invoco il Signore, degno di lode, *

e sarò salvato dai miei nemici.

 

5 Mi circondavano flutti di morte, *

mi travolgevano torrenti impetuosi;

6 già mi avvolgevano i lacci degli inferi, *

già mi stringevano agguati mortali.

 

7 Nel mio affanno invocai il Signore, *

nell’angoscia gridai al mio Dio:

dal suo tempio ascoltò la mia voce, *

al suo orecchio pervenne il mio grido.

 

(Solista II)

 

8 La terra tremò e si scosse; †
vacillarono le fondamenta dei monti, *

si scossero perché egli era sdegnato.

9 Dalle sue narici saliva fumo, †
dalla sua bocca un fuoco divorante; *

da lui sprizzavano carboni ardenti.

 

10 Abbassò i cieli e discese, *

fosca caligine sotto i suoi piedi.

11 Cavalcava un cherubino e volava, *

si librava sulle ali del vento.

12 Si avvolgeva di tenebre come di velo, *

acque oscure e dense nubi lo coprivano.

 

(Solista III)

 

13 Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi *

con grandine e carboni ardenti.

14 Il Signore tuonò dal cielo, †
l’Altissimo fece udire la sua voce: *

grandine e carboni ardenti.

15 Scagliò saette e li disperse, *

fulminò con folgori e li sconfisse.

 

16 Allora apparve il fondo del mare, *

si scoprirono le fondamenta del mondo,

per la tua minaccia, Signore, *

per lo spirare del tuo furore.

 

17 Stese la mano dall’alto e mi prese, *

mi sollevò dalle grandi acque,

18 mi liberò da nemici potenti, †
da coloro che mi odiavano *

ed erano di me più forti.

 

(Solista IV)

 

19 Mi assalirono nel giorno di sventura, *

ma il Signore fu mio sostegno;

20 mi portò al largo, *

mi liberò perché mi vuol bene.

 

21 Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia, *

mi ripaga secondo l’innocenza delle mie mani;

22 perché ho custodito le vie del Signore, *

non ho abbandonato empiamente il mio Dio.

 

23 I suoi giudizi mi stanno tutti davanti, *

non ho respinto da me la sua legge;

24 ma integro sono stato con lui *

e mi sono guardato dalla colpa.

 

25 Il Signore mi rende secondo la mia giustizia, *

secondo l’innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi.

 

(Solista V)

 

26 Con l’uomo buono tu sei buono *

con l’uomo integro tu sei integro,

27 con l’uomo puro tu sei puro, *

con il perverso tu sei astuto.

28 Perché tu salvi il popolo degli umili, *

ma abbassi gli occhi dei superbi.

 

29 Tu, Signore, sei luce alla mia lampada; *

il mio Dio rischiara le mie tenebre.

30 Con te mi lancerò contro le schiere, *

con il mio Dio scavalcherò le mura.

 

31 La via di Dio è diritta, †
la parola del Signore è provata al fuoco; *

egli è scudo per chi in lui si rifugia.

32 Infatti, chi è Dio, se non il Signore? *

O chi è rupe, se non il nostro Dio?

 

(Solista VI)

 

33 Il Dio che mi ha cinto di vigore *

e ha reso integro il mio cammino;

34 mi ha dato agilità come di cerve, *

sulle alture mi ha fatto stare saldo;

35 ha addestrato le mie mani alla battaglia, *

le mie braccia a tender l’arco di bronzo.

 

36 Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza, †
la tua destra mi ha sostenuto, *

la tua bontà mi ha fatto crescere.

37 Hai spianato la via ai miei passi, *

i miei piedi non hanno vacillato.

 

38 Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti, *

non sono tornato senza averli annientati.

39 Li ho colpiti e non si sono rialzati, *

sono caduti sotto i miei piedi.

 

(Solista VII)

 

40 Tu mi hai cinto di forza per la guerra, *

hai piegato sotto di me gli avversari.

41 Dei nemici mi hai mostrato le spalle, *

hai disperso quanti mi odiavano.

 

42 Hanno gridato e nessuno li ha salvati, *

al Signore, ma non ha risposto.

43 Come polvere al vento li ho dispersi, *

calpestati come fango delle strade.

 

44 Mi hai scampato dal popolo in rivolta, *

mi hai posto a capo delle nazioni.

Un popolo che non conoscevo mi ha servito; *

45 all’udirmi, subito mi obbedivano,

stranieri cercavano il mio favore, †
46 impallidivano uomini stranieri *

e uscivano tremanti dai loro nascondigli.

 

(Solista VIII)

 

47 Viva il Signore e benedetta la mia rupe, *

sia esaltato il Dio della mia salvezza.

48 Dio, tu mi accordi la rivincita †
e sottometti i popoli al mio giogo, *

49 mi scampi dai nemici furenti,

dei miei avversari mi fai trionfare *

e mi liberi dall’uomo violento.

 

50 Per questo, Signore, ti loderò tra i popoli *

e canterò inni di gioia al tuo nome.

51 Egli concede al suo re grandi vittorie, †
si mostra fedele al suo consacrato, *

a Davide e alla sua discendenza per sempre.

 

Questa notte non è più notte davanti a Te:

il buio come luce risplende.

 

Adorazione silenziosa

 

Laudate omnes gentes

Laudate Dominum

 

(Solista VII)

Perché le genti congiurano *

perché invano cospirano i popoli?

2 Insorgono i re della terra †
e i principi congiurano insieme *

contro il Signore e contro il suo Messia:

3“Spezziamo le loro catene, *

gettiamo via i loro legami”.

 

4 Se ne ride chi abita i cieli, *

li schernisce dall’alto il Signore.

5 Egli parla loro con ira, *

li spaventa nel suo sdegno:

6“Io l’ho costituito mio sovrano *

sul Sion mio santo monte”.

 

7 Annunzierò il decreto del Signore. †
Egli mi ha detto: “Tu sei mio figlio, *

io oggi ti ho generato.

8 Chiedi a me, ti darò in possesso le genti *

e in dominio i confini della terra.

9 Le spezzerai con scettro di ferro, *

come vasi di argilla le frantumerai”.

 

10 E ora, sovrani, siate saggi, *

istruitevi, giudici della terra;

11 servite Dio con timore *

e con tremore esultate;

 

12 che non si sdegni e voi perdiate la via. †
Improvvisa divampa la sua ira. *

Beato chi in lui si rifugia.

 

Laudate omnes gentes

Laudate Dominum

Adorazione silenziosa

Alleluia.

Ed oggi ancora mio Signore,

ascolterò la tua parola

che mi guida sul cammino della vita

Alleluia

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». 
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». 
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Adorazione silenziosa

Oh, oh, oh adoramus te Domine

 

RESTARE NELL’ATTESA CONTEMPLATIVA DI DIO

Roger Schutz

Attesa e provvisorietà

Quante volte, quando siamo riuniti per la preghiera in comune in chiesa, sono pieno di meraviglia: questi uomini, miei fratelli, miei compagni di vita, restano fedeli nell’attesa di Dio. Stanno davanti a Dio senza vedere, in un qualche modo, senza sapere quale sarà la risposta alla loro attesa. Mi meraviglio della serietà di questi uomini, della loro fedeltà, della gioia che domina il combattimento interiore.

È talmente vero che durante tutta la nostra vita di cristiani siamo nel tempo dell’attesa. Dal tempo di Abramo, il primo credente, e con tutta la sua discendenza, siamo in attesa di Dio, della sua giustizia, dell’avvenimento che viene da Lui. Per chi non attende più, per chi si fissa nell’interno di se stesso, nei suoi privilegi o nel suo buon diritto, tutta una dimensione della fede si rimpicciolisce.

Sapere questo significa sapere anche che siamo in una costante provvisorietà. Provvisorio deriva dalla stessa radice di provvedere: provvedere alle misure necessarie nell’attesa di un altro stato di cose.

A Taizé abbiamo la convinzione che ciò che costituisce lo spirito di famiglia, quello che ci contraddistingue, nella nostra Regola e nella nostra preghiera liturgica per esempio, tutto questo forse un giorno dovrà sparire. La nostra liturgia, mezzo potente per fonderci nell’unità di fede, la nostra Regola, sono strumenti che ci permettono di restare nella speranza dell’unità. Sotto certi punti di vista non sono forse dati provvisori, destinati a sparire nel giorno dell’unità visibile?

Colui che vive nel provvisorio, vede ricominciare la  marcia verso l’unità perché la minaccia più grave sarebbe di bastare a noi stessi, di richiudere il coperchio sul tesoro ritrovato, sulla liturgia per esempio, e di istituire allora, per secoli, delle strutture che ben presto sarebbero fattori di isolamento.

Non si vedono forse nella storia del cristianesimo tante istituzioni che, per resisterà attraverso il tempo, hanno perduto il carattere provvisorio degli inizi? L’orizzonte cristiano di coloro che vi appartengono si trova rimpicciolito. Non possono sopravvivere che nel ripiegamento creato dalle barriere protettrici.

Non vi è riconciliazione senza rinunzie reciproche. Nel giorno dell’unità visibile bisognerà ben morire a se stessi, e talvolta morire a ciò che più ha contraddistinto la famiglia in cui si viveva per un dato tempo, in un determinato luogo.

Ciò che dovrà sparire sono sicuramente i caratteri peculiari della famiglia e non i dati comuni a tutti. Per le coppie cristiane come per noi, vi è l’immutabilità di vocazione, specialmente riguardo ai voti e alle promesse. Questi non possono essere messi in discussione, perché costituiscono non solo la via del nostro impegno alla sequela del Cristo, ma la struttura, che ci ha riunito in seno alla stessa famiglia.

 Bisogna dirlo, solo colui che ha il senso delle tradizioni può impegnarsi nella dinamica del provvisorio. L’entusiasmo, concepito come fervore, è una forza positiva, ma che non basta. È una forza che si consuma e svanisce se non comunica il suo slancio con un’altra forza, più sotterranea e meno sensibile, che ci deve far camminare per tutta la vita. È indispensabile assicurare la continuità, perché gli entusiasmi sono interrotti da tempi morti, da deserti aridi.

Così è della regolarità nella preghiera; gemere su questa fedeltà necessaria significherebbe, di fatto, gemere su se stessi. Perché quando spunterà il giorno, questa regolarità e continuità serviranno di punto d’appoggio per riprendere lo slancio.

L’uno non esiste senza l’altro: l’entusiasmo nella prospettiva del provvisorio e la continuità nella prospettiva della speranza.

Oh, oh, oh adoramus te Domine

Adorazione silenziosa

Oh, oh, oh adoramus te Domine

 

Attesa contemplativa

 La vita contemplativa non è un’esistenza che si colloca tra il cielo e la terra, nell’estasi o nell’illuminazione. Parte dall’umile vicinanza con Dio e con il prossimo. Il suo segno è sempre il sigillo di uno spirito realizzatore.

Pone un’esigenza: mantenere in tutto il silenzio interiore. Perciò in mezzo al lavoro o alla solitudine ritornare all’invocazione breve e frequente del nome di Gesù, a salmi imparati a memoria o cantati, al semplice gesto del segno della croce.

Vita contemplativa è anche quello sguardo posato sul prossimo, quello sguardo trasfigurato dalla riconciliazione. Coloro che vedono succedersi sotto i loro occhi degli incontri molto diversi sono sollevati da queste creature di Dio, anche la fatica scompare nella misura con cui li accolgono con una attenzione sempre rinnovata alle sorgenti contemplative.

 Per mezzo dell’attesa contemplativa di Dio, entriamo nei consensi necessari ogni giorno: consenso al nostro stato di vita, al nostro invecchiare, alle occasioni perdute. Il rimpianto stesso si cambia in un atto forte, il pentimento, che rafforza la nostra marcia.

In Foma Gordeev Gor’kij racconta la distruzione del battello di Ignazio, operata dal ghiaccio sul Volga. Questi, avaro e attaccato anche ad un soldo, accetta immediatamente tale disgrazia. Sa che il rimpianto sarebbe inutile, già si assicura e si rassicura all’idea che ricostruirà.

Nel rimpianto, l’uomo interiore si disgrega: lo spirito dell’uomo, invece di essere tonificato, è sterilito quando si trascina attraverso una riflessione in cui ricostruisce una situazione passata, senza alcun beneficio.

Vi sono infanzie che invitano a incoscienti rimorsi. Si vorrebbe sempre ricominciare tutto per far meglio. Ma quale è l’opera che compiamo veramente bene? Ci muoviamo sempre nel press’a poco. Il rimpianto sterilisce lo slancio creatore, il rimpianto debilita.

 Se ci viene dato un momento di certezza, una sicurezza, un terreno sicuro, è proprio quando siamo riuniti insieme nell’attesa di Dio. Là tutto diventa di nuovo possibile, il sale stesso riacquista sapore, ciò che era insipido ritrova un valore completamente nuovo.

Nell’attesa contemplativa di Dio si dissolve tutto il pessimismo attaccato alle nostre persone, anche se, questo pessimismo ha tuttavia la sua ragione d’essere per quel che vediamo del mondo contemporaneo o di noi stessi.

Vi sono tante ragioni nel mondo per essere pessimisti; vi sono quelle masse che aumentano di giorno in giorno, prive del senso di Dio, quelle società cristiane ripiegate su se stesse, quelle d’Europa, che hanno conosciuto secoli di .guerre interne. Vi è la prospettiva di avere, tra, vent’anni, quattro miliardi di uomini sottosviluppati di fronte a un miliardo di ben provveduti. Vi è quest’immensa ondata che lentamente trabocca su di noi: una civiltà di tecnicità, che ingloba l’uomo e lo sommerge nella sua totalità.

Vi sono anche tanti motivi interni di scoraggiamento: il combattimento che viviamo giorno per giorno, e questo vecchio uomo che non vuole sottomettersi, quest’orgoglio della vita, questa durezza di una volontà che si ostina a non tener conto del prossimo, quest’abbattimento della stanchezza. Tante ragioni di pessimismo nella vita.

Nell’attesa contemplativa di Dio tutto ritorna desiderabile. Il pessimismo svanisce, cede il posto all’ottimismo della fede. Solo allora è possibile considerare ciò che viene a noi, accogliere gli avvenimenti del nostro oggi, accorrere verso il prossimo, ripartire di nuovo, andare avanti. Solo nell’attesa contemplativa di Dio, possiamo riprendere lo slancio.

Oh, oh, oh adoramus te Domine

Adorazione silenziosa

Intercessioni libere

Cristo ricordami quando andrai nel tuo regno.

 




Veglia per la Vita

L'ultimo sabato del mese vegliamo in adorazione 

affinchè ogni vita sia accolta, amata, difesa, servita


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