Carmelo Santa Maria della Vita

Un Monastero che prega per l'accoglienza e il rispetto di ogni Vita umana

I nostri appuntamenti

Veglia per la Vita

31 dicembre 2020

ore 21,15

I nostri video

      

Liturgia di Oggi

Vangelo di domenica

Presentazione

del Vangelo della domenica

 Continua a leggere 

Icone scritte da noi

 


Veglia per la vita


Pregheremo la prossima Veglia per la Vita 

31 dicembre 2020

Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell'oceano.

Ma se questa goccia non ci fosse, all'oceano mancherebbe


 La Grande preghiera

               per la vita                                                                               

 

28 novembre 2020                                                              


«SENTINELLA,
QUANTO RESTA DELLA NOTTE?»




Esposizione del Santissimo Sacramento

Col Tuo amor, Col Tuo poter
Gesù riempi la mia vita
Ed io Ti adorerò con tutto il cuore
ed io Ti adorerò con tutta la mente
ed io Ti adorerò con tutte le forze Tu sei il mio Dio.
E cercherò il Tuo volto con tutto il cuore
e cercherò il tuo volto con tutta la mente
e cercherò il tuo volto con tutte le forze
Tu sei il mio Dio. Tu sei il mio Signore, sei il mio Signor.


«LA NOTTE»




Dalla Libro del Profeta Isaia
Oracolo su Duma.
Mi gridano da Seir:
«Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?».
La sentinella risponde: «Viene il mattino, poi anche la notte;
se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!».

Canto (in piedi)
La notte è quieta senza rumore, c'è solo il suono che fa il silenzio
e l'aria calda porta il sapore di stelle e assenzio,
le dita sfiorano le pietre calme calde d' un sole, memoria o mito,
il buio ha preso con se le palme, sembra che il giorno non sia esistito...
Io, la vedetta, l'illuminato, guardiano eterno di non so cosa
cerco, innocente o perchè ho peccato, la luna ombrosa
e aspetto immobile che si spanda l'onda di tuono che seguirà
al lampo secco di una domanda, la voce d' uomo che chiederà:
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace,
non so più dire da quanto sento angoscia o pace,
coi sensi tesi fuori dal tempo, fuori dal mondo sto ad aspettare
che in un sussurro di voci o vento qualcuno venga per domandare...
e li avverto, radi come le dita, ma sento voci, sento un brusìo
e sento d' essere l'infinita eco di Dio
e dopo innumeri come sabbia, ansiosa e anonima oscurità,
ma voce sola di fede o rabbia, notturno grido che chiederà:
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell
La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato,
sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato...
Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate,
tornate ancora se lo volete, non vi stancate...
Cadranno i secoli, gli dei e le dee, cadranno torri, cadranno regni
e resteranno di uomini e di idee, polvere e segni,
ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà,
che la risposta sull' avvenire è in una voce che chiederà:
Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell

Da un Commento di Giuseppe De Virgilio
La nostra riflessione sulla categoria biblico-teologica della «notte» prende le mosse dall’oracolo isaiano su Duma. Si tratta della nota immagine della «sentinella nella notte» nella quale si coglie la dinamica della fede e dell’inquietudine attestata in numerosi racconti biblici. La «notte» che quotidianamente ritorna nel ciclo cosmico simboleggia l’incapacità dell’uomo di conoscere e di controllare pienamente la realtà del creato e le stesse relazioni interpersonali. Essa genera inquietudine, produce do-mande, offre occasione per pensare «oltre» le possibilità dell’uomo e della sua limita-ta condizione storica. E’ questa l’esperienza che condividiamo in questo tempo di grandi trasformazioni.
Da parte sua, la sentinella ha il compito di vegliare sulla sicurezza del suo popolo con-tro possibili nemici e di annunciare l’arrivo del mattino. Nella dialettica tra inquietu-dine e fede si colloca il ruolo del profeta, che proclama la Parola “divina” tra indiffe-renze e durezze. Egli non deve stancarsi di ripetere l’invito a credere in Dio in vista della salvezza: «Se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!» (Is 21,12). L’esperienza della notte diventa occasione di riflessione sul tempo che viviamo, così come lo fu per il profeta. Percorriamo l’itinerario biblico della «notte», cercando di cogliere la profondità del messaggio teologico e la sua applicazione e attualizzazione nella vita dei credenti. Dopo aver indicato l’aspetto letterario del simbolismo biblico, tematizzeremo i nuclei comunicativi della categoria della notte rilevabili nell’Antico Testamento, inteso come «cammino di preparazione» e nel Nuovo Testamento, inteso come «realtà di compimento», per tracciare alcune traiettorie conclusive.
La notte è designata con il sostantivo ebraico lajilâ e reso nella traduzione greca di LXX (circa 200 volte) con il termine nýx. Troviamo il termine nel Nuovo Testamento con lo stesso uso linguistico e con diverse costruzioni sintattiche. Esso indica prima-riamente la notte in quanto tempo senza la luce del sole. Il concetto si estende ad altri termini similari in senso proprio: oscurità, tenebre, buio (Sal 104,20) e in senso trasla-to: cecità, morte, abbandono, male (Gv 9,2). Circa l’origine del suo significato occorre rilevare l’ambivalenza del concetto di notte. Presso i greci essa è considerata realtà di terrore e insicurezza e realtà amica, che dà il sonno ristoratore e il riposo necessario per l’intero cosmo. Essa forma un binomio con il ‘giorno’ (ēméra), contrapponendosi simbolicamente ad esso. Nella cultura greca nyx corrisponde mitologicamente ad una figura deificata, generalmente un antropomorfismo legato a riti magici e notturni, che si avvale del potere delle tenebre e degli astri e facilmente si rivela nel sogno o nelle visioni. Nondimeno la notte rappresenta un tempo possibile (privilegiato) di rivela-zione, in cui la divinità, con il favore del silenzio e delle tenebre (si ricordi che la not-te è un elemento cosmogonico primordiale) opera un progetto, auto-rivelandosi all’uomo e alla sua coscienza. La notte rappresenta uno spazio di libertà, un discio-gliersi dei sensi e della coscienza, in cui è possibile il bene e il male, la nascita e la morte, la misteriosa, inimmaginabile dimensione dell’inconscio, la creazione e la di-struzione, la guarigione e la malattia, il godimento e il dolore, il presente, il passato e il futuro.




«IL CREATO, IL PASSAGGIO E LA PREGHIERA»



Questa notte non è più notte davanti a Te:
il buio come luce risplende.

Dal Libro della Genesi
1,1In principio Dio creò il cielo e la terra. 2La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
3Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4Dio vide che la luce era cosa buona e Dio se-parò la luce dalle tenebre. 5Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre not-te. E fu sera e fu mattina: giorno primo.


La notte della preparazione: un percorso nell’Antico Testamento
La notte, bellissima creatura di Dio, fu voluta fin dall’inizio. Essa fu posta per distin-guere e comprendere: non si capirebbe il giorno senza la notte (Gen 1,3-5). Per l’israelita la notte (in ebraico leila) e’ un evento pieno di ricordi, di promesse, di spe-ranze. Almeno tre componenti formano la nemesi anticotestamentaria della notte: il creato (bara’), il passaggio (pesah), la preghiera (‘tr).

Questa notte non è più notte davanti a Te:
il buio come luce risplende.

Il creato (bara’)
La notte è una realtà indispensabile, unita alla creazione dei mondi. Tutto il creato è immerso nella notte finché l’Altissimo non lo chiamerà alla luce. Al calar del sole, la notte ricorda l’opera della creazione, il potente spirito di Dio che, nel sonno della vita forma il cosmo. Le immagini sapienziali sono espressioni della creazione e della sua misteriosa potenza, ma anche della negatività degli uomini, del male che essi hanno compiuto, sovvertendo l’ordine del creato: nel sopraggiungere della notte compaiono gli animali nocivi (Sal 104,20), la peste (Sal 91,6), gli uomini iniqui che operano adulteri, furti ed assassini (Gb 24,13-17), il diluvio come distruzione per quaranta giorni e quaranta notti (Gen 7,4), le cavallette nel paese d’Egitto (Es 10,13), la morte dei suoi primogeniti (Es 12,30), nel deserto, il pianto notturno del popolo contro Dio, (Nm 14,1ss.), la disdetta notturna del giusto che soffre ingiustamente (Gb 3,1-10), la sua ipotetica fine (Gb 17,13-14). Il creato esprime tutto il suo desiderio di libe-razione e di completezza. Tuttavia nella notte, mentre il genere umano languisce a causa del male commesso, per cui la notte rammenta la morte, il vuoto abissale del cosmo con le sue paure, Dio parla e promette una nuova crezione: a Noè (Gen 8,22), ad Abramo (Gen 15,17s.), ad Isacco (Gen 26,24-25), a Giacobbe (Gen 46,2-3), ai per-sonaggi chiamati a guidare il popolo nel suo cammino di libertà (2Cro 7,12).

Questa notte non è più notte davanti a Te:
il buio come luce risplende.

Il passaggio (pesah)
Centrale risulta quindi la notte della liberazione del popolo dalla schiavitù dell’Egitto, la notte del passaggio. Dio compie il suo piano di liberazione nel cuore della notte (Es 11,4;12,12.29). La celebrazione di questo evento è alla base dell’esperienza spirituale del popolo: Yhwh si rivela il liberatore e il capo degli Ebrei nella notte e nella nube, facendo la distinzione tra oppressori ed oppressi, tra luce e tenebre, tra schiavitù e li-bertà. Ripercorriamo i tratti salienti di Es 7-14 evidenziando tre unità tematiche.

1. Es 7-11
Nel dialogo tra il Faraone e Mosè si avverte l’ostinazione e l’indurimento del cuore provocato dal confronto tra due autorità, Yhwh e il Faraone. Yhwh è il signore del creato, il Faraone dell’Egitto. Il Faraone è relativo davanti alla potenza cosmica di Yhwh, impossibilitato a proteggere i suoi sudditi e neppure se stesso (Es 7,28; 8,4.20). La strategia di Yhwh sposta l’attenzione sul ‘cuore’ del sovrano, che diventa il campo di battaglia. Schiavitù o libertà? Dio spinge il Faraone a decidersi, a leggere i segni forniti attraverso le parole e le piaghe (Es 7,8-12,34). In Es 12 si ha la svolta: rottura del dialogo tra Mosè e il Faraone (si entra nel mondo della morte, nella notte); morte dei primogeniti (12,29), grido dell’Egitto (12,30), convocazione di Mosè (12,31), deliberazione finale (12,32). «Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli israeliti di generazione in generazione» (Es 12,42).

1. Es 12-13
L’importanza del momento dell’uscita è sottolineato in una veste liturgica attraverso un rito celebrativo che sarà osservato «di generazione in generazione» (Es 12,43-51). Per la prima volta il gruppo degli ebrei può servire, fare una festa in onore di Yhwh, compiere un sacrificio (Es 12,25s.; 13,5). E’ notte di Pasqua. L’unzione con il sangue dell’agnello per la salvezza diventa la figura del sigillo (sphragìs) sacramentale (va-lenza battesimale). L’interpretazione patristica interpreterà nell’unzione dell’architrave e degli stipiti delle porte il segno della croce come prefigurazione della pasqua di Ge-sù. La memoria «per sempre» è legata al futuro di Israele: vale soprattutto «quando sa-rai nel paese che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri» (Es 13,5.11). Questo av-venimento supera i limiti del tempo e diventa un segno profetico per tutto il popolo (il senso è dato dalla domanda del figlio nel rito pasquale: Es 12,26s.). La celebrazione della Pasqua rappresenta il rito di appartenenza al popolo eletto di Yhwh, alla sua fa-miglia. Il passaggio (pesah) definisce il rapporto nuovo con il Signore e con la sua creazione: dalla notte di schiavitù e paura si passa ad una notte di festa e di celebra-zione (notte come elemento tipico: Sal 139,11s.; ambivalenza della nube: oscura e luminosa, oscurità di morte per gli egiziani, luminosità di gloria per gli israeliti).
1. Es 14-15
Nel passaggio del mare (Es 13,17-14,31) il motivo della notte unisce temporalmente i momenti salienti del passaggio: marcia fino alla sera, accampamento di notte (Es 14,1-25); apertura del mare all’alba, chiusura del mare al mattino (Es 14,26-31). Il simbolismo temporale indica che dalle acque del mar dei giunchi viene alla luce Israe-le: il bastone di Mosè (simbolismo del legno) percuote il mare e lo divide (potere co-smico), la presenza del vento (ruah qadim) richiama la creazione (cf. Gen 1,9-10; 7,11-13; 8,1.14), ma soprattutto il senso della marcia durante la notte fra le due mura-glie di acqua: da ovest (sera) verso est (mattino) come il sole durante la notte va da ovest (tramonto, morte) verso est (alba, nascita), dal passato di servitù al futuro di li-bertà. Yhwh fa rinascere un nuovo popolo. Le muraglie di acqua nella notte rappre-sentano il simbolo della porta e del giudizio (Is 58,8; Sal 112,4). La notte di Pasqua è la porta della vita e della giustizia finale. Israele loda Yhwh, cantando la sua meravi-gliosa vittoria.

Questa notte non è più notte davanti a Te:
il buio come luce risplende.

La preghiera (‘tr)
Spazio di abbandono del proprio cuore ai sentimenti più reconditi, la notte diventa il momento della preghiera e dell’invocazione. Il salmista si leva «a mezzanotte» per rendere grazie a Dio dei suoi giusti giudizi (Sal 119,62); come una sentinella viene confermata la fedeltà a Yhwh e il desiderio di celebrarla durante le notti (Sal 42,2; Is 26,9), poiché l’anima anela a Dio (Sal 130,6) e arde dal desiderio di incontrarlo e con-templarlo (Is 21,11-12; Sal 134). Il giusto si leva nella notte per adorare il «Dio del si-lenzio», sapendo di essere ascoltato: Abramo, nel sopraggiungere delle tenebre ebbe conferma dell’alleanza con Yhwh (Gen 15,17-20), la preghiera di Isacco trovò ascolto presso il Signore, che durante la notte lo benedisse (Gen 26,24-25); per tutta una notte Giacobbe lottò (valenza reale e simbolica) con Dio (Gen 32,23-33), simbolo del com-battimento spirituale e dell’efficacia della preghiera insistente; per quaranta giorni e quaranta notti Mosè contemplò orante la gloria di Yhwh, nella nube della Montagna (Es 24,17s.); Elia nascosto nell’antro per la notte, ricevette la missione da Yhwh (1Re 19,9-18); il Signore provvide ad esaudire Anna nella sua preghiera (1Sam 1,9-18) e chiamò Samuele profeta in una notte (1Sam 3,1-18); in una notte Yhwh pronunciò in visione la profezia davidica (2Sam 7,4-16) e lo stesso Davide pregò per il suo peccato e per la salvezza del figlio durante le notti di digiuno (2Sam 12,16), così i profeti e i santi uomini di Israele.

Per la riflessione personale
La preghiera in tale contesto assume diverse connotazioni:
• la lode di Yhwh, creatore del giorno e della notte (Gen 1,5; Sal 19,3; 74,16; 19,3)
• la protezione della propria vita e la totale dipendenza da Dio, che scruta e co-nosce il mistero oscuro del cuore dell’uomo (Sal 139,11-18);
• la memoria dell’intervento di Yhwh nella storia del popolo (Sal 42,4-9; 77,1-7);
• l’invocazione nel momento della prova (la notte, come il deserto sono luoghi teologici della prova, della tentazione e della presenza demoniaca) e la domanda esi-stenziale nell’angoscia della morte (Sal 77,3; Is 8,21-23; il libro di Giobbe; il profeta Giona);
• la supplica come l’espressione del dolore e della sofferenza umana presentata a Dio (Sal 88: è il testo biblico più ricco sulla preghiera, circa la tematica della not-te, la sua simbologia ed il suo lirismo);
• la speranza e l’attesa del «giorno del Signore» (Am 5,18; Gio 2,2; Is 60,1-2);
• la decantazione del rapporto di amore Dio-popolo nella simbologia sponsale del Cantico dei Cantici (la notte come luogo della ricerca e del godimento degli amanti).
La letteratura dell’Antico Testamento presenta la realtà umana nella notte, come preparazione alla novità ventura[5]. Essa è aperta alla luce che sorgerà, consapevole che Dio è luce che vince ogni notte: «Le tenebre non sono tenebre davanti a Te e la notte è chiara come il giorno».



«LA NOTTE DEL COMPIMENTO»



I cieli narrano la gloria di Dio
e il firmamento annunzia l’opera sua.
Alleluia, alleluia, alleluia, alleluia.
1. Il giorno al giorno ne affida il messaggio,
la notte alla notte ne trasmette notizia,
non è linguaggio, non sono parole,
di cui non si oda il suono.
2. Là pose una tenda per il sole che sorge,
è come uno sposo dalla stanza nuziale,
esulta come un prode che corre
con gioia la sua strada.


Dal Vangelo secondo Giovanni
1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

La notte nella vita di Gesù e della chiesa
La notte pasquale del Figlio di Dio segna il passaggio tra l’attesa e il compimento del-la salvezza. L’evento pasquale rappresenta il culmine dell’annuncio ecclesiale. A par-tire dalla notte pasquale si comprende il significato della notte nella vita di Gesù e della Chiesa, compimento del progetto salvifico del Padre.
La notte nella vita di Gesù
L’ambivalenza della notte appare anche nella vita terrena di Gesù: da una parte essa rappresenta come lo spazio d’incontro con il Padre (adorazione – affidamento – pre-ghiera – elezione), dall’altra essa simboleggia l’insidia del regno delle tenebre (solitu-dine – povertà – prova – tentazione). Gioia e sofferenza, esaltazione e pianto, certezza e dubbio, speranza e angoscia coesistono nelle notti di Gesù. Dall’inizio al termine della sua esistenza terrena il Figlio di Dio è entrato nella notte: i pastori ne ricevono l’annuncio gioioso (Lc 2,8-20), e i magi, giunti da lontano, nella notte lo contemplano «splendente» (Mt 2,9-12); di quel bambino il vecchio Simeone dirà essere «luce delle genti» (Lc 2,29-32), mentre Giuseppe, uomo giusto viene chiamato nella notte a deci-dere ed in seguito a proteggere la sua famiglia (Mt 1,20; 2,13-14;19-20). La vita pub-blica è preceduta dalla prova del deserto, quaranta giorni e quaranta notti (Mt 4,2) ed è segnata dalla preghiera continua al Padre, nella solitudine e nella notte: per la missio-ne alle genti (Mc 1,35-39; Lc 21,37), per i suoi discepoli eletti (Lc 6,12; Mt,14-23; Mc 3,13-19), nell’angosciosa notte del Getsemani (Mt 26,36-44), sulla croce, per i suoi carnefici (Lc 23,34), fino alla fine, quando «si fece buio su tutta la terra» (Mt 27,39-50) e nell’oscurità del cosmo si levò il grido di morte al cielo (Lc 23,46), la consegna orante del Figlio nelle mani del Padre.
Gesù parla e agisce nella notte: come maestro (Gv 3,1-21), come medico (Mt 8,16-17p), come guida sicura (Mc 4,35-41; Mt 14,25), come profeta (Mt 26,31), come ami-co tradito (Mt 26,34; Gv 13,30), come uomo giudicato ingiustamente (Gv 18,1-24). Inoltre diverse parabole e detti di Gesù sono ambientati nella notte: per rivelare la po-tenza della preghiera di intercessione (Lc 11,5-8), per annunciare il regno dei cieli (Mt 13,24-30), per chiarire la distinzione tra i «figli della luce» ed i figli delle tenebre (Gv 11,8-10; 12,35-36; 8,12), per esortare alla veglia nell’imminenza del momento escato-logico (Lc 12,35-40; Mt 25,1-13) ed alludere alla solitudine mortale di chi si esclude-rà dalle promesse di Dio (Mt 22,11-14; Lc 12,16-21).
Simile al silenzio notturno è quello della morte e sepoltura di Cristo. E’ la notte della «discesa agli inferi», nelle viscere della terra per portare la luce a coloro che cammi-navano nelle tenebre ed attendevano nella speranza, imprigionati nel “nel ventre del pesce”(Gio 2,1). Ma «sul far della notte» (Mt 28,1) si compie il mistero della vita, il trionfo della luce sulle tenebre: la Pasqua del Signore, annunciata dagli angeli come la liberazione definitiva. Con la risurrezione di Cristo la notte diventa luminosa e fe-conda (Gv 21,3-14), il sepolcro resta vuoto per sempre, i guardiani tramortiti, i disce-poli stupiti condividono il pane e la gioia (Lc 24,13-35)[7]. Gli elementi salienti della notte pasquale sono in continuità con la pasqua ebraica e in novità:
• dimensione storico-temporale della salvezza: il passaggio del popolo costituisce la festa da cui traggono origine le celebrazioni della liturgia israelitica. Si tratta della Primavera, la nuova stagione che diventa la prima delle stagioni. Dalla notte di pasqua ha inizio la nuova storia del popolo.
• dimensione memoriale dell’azione salvifica: il mistero della liberazione è trans-storico; esso tende al compimento; in questo senso la notte non è un elemento mitico, bensì l’alveo cultuale dell’evento;
• dimensione vicaria del sacrificio di Cristo, il quale si pone a completamento della prima pasqua, una volta per tutte, universalmente, come ministro ed olocausto, agnello immolato nella e per la comunità.
La notte nella vita della Chiesa
Gli effetti della Pasqua di Cristo si manifestano nella prima comunità. I cristiani non dimenticheranno mai la notte della risurrezione che accompagna il cammino della Chiesa e il suo sviluppo. Infatti l’annuncio del Vangelo, irto di sofferenze e di diffi-coltà è stato preceduto dalle apparizioni del Signore risorto, dalla sua ascensione e dal dono dello Spirito di amore alla prima comunità (Lc 24,36-53; At 2,1-4). «Non vi sarà più notte, e non avranno più bisogno di luce di lampada, ne’ di luce di sole per che’ il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli» (Ap 22,5), è questa la consapevolezza cristiana: appartenere all’uomo nuovo che ha inaugurato un tempo nuovo. Così la notte nella vita della Chiesa diventa sempre luogo di liberazione e di missione: dal buio della prigione prodigiosamente un messaggero di Dio nella notte libera gli apostoli (At 5,19; 6,25s), Pietro (At 12,5-7), Sila e Paolo (At 16, 25s).
Particolare familiarità con la notte ha avuto Paolo di Tarso: da principio accecato sulla strada di Damasco cade nella «notte del fallimento» per rialzarsi alla luce del vangelo (At 9,3-9), per esso condurrà una missione faticosa quanto feconda ed universale: fu-ghe, nascondigli, naufragi, pericoli, sofferenze, incomprensioni (2Cor 11,21-28): da Damasco e da Tessalonica fuggì nella notte (At 9,24s; 17,10), sotto scorta per evitare complotti contro la sua persona fu condotto di città in città (At 23,23ss.), durante la predicazione in Macedonia (recatosi là per una visione notturna, At 16,9) venne inco-raggiato a proseguire la sua itineranza (At 18,9-10); a Gerusalemme, nel carcere ro-mano durante la veglia venne consolato dal Signore che gli predisse il viaggio a Ro-ma (At 23,10-11). Notte e giorno, con la preghiera e l’esortazione l’Apostolo non ha cessato di evangelizzare (At 20,31), di servire Dio (At 26,6-7), di incoraggiare alla vi-ta e alla salvezza (At 27,13ss.).
Chi vive nella nuova realtà dà senso pasquale a tutto ciò che lo circonda come «figlio del giorno» (1Tes 5,5; Ef 5,8) poiché, in virtù del passaggio attraverso il buio del mondo e la sua cultura di morte egli è stato «liberato dal potere delle tenebre», dai «pensieri ottenebrati» (Ef 4,18) e dalle «opere di morte» (1Gv 2,8s; Rom 13,12ss). Il cristiano, rinato alla luce deve «splendere come astro nel mondo» (Fil 2,15) e non sarà sorpreso nell’imminenza dell’incontro con il Signore, che sopraggiungerà come ladro di notte (1Tes 5,2.4), poichè procede nella speranza della liberazione finale e dell’attesa del giorno che è vicinissimo al suo sorgere (Rom 13,12). La Chiesa con-templa nel corso della notte il Cristo-sposo e veglia il suo ritorno (Lc 17,34s; Mt 25,6), unendosi alla lode cosmica dei vegliardi celesti, giorno e notte (Ap 4,8-9) e dei santi (Ap 7,15), operosa nella carità (1Ts 2,9; 2Ts 3,8) in attesa di abitare nella Geru-salemme celeste dalla luce intramontabile dell’Agnello (Ap 21,25; 22,5).

Per la riflessione personale
Il percorso biblico ci aiuta a cogliere la ricchezza simbolica della categoria della notte in rapporto alla domanda di senso che interpella la comunità dei credenti (so-prattutto il mondo giovanile). Riassumiamo alcune indicazioni emergenti dalla cate-goria biblica della notte indicando «cinque traiettorie» che intersecano l’ambito bi-blico e pastorale:
a) La traiettoria della temporalità, intesa come dono della creazione dell’onnipotente, in cui la notte rappresenta il necessario «dialogo» con il «giorno» e segna il passaggio del tempo. Il contesto sociale, soprattutto giovanile, vive notoria-mente il suo rapporto con la temporalità in modo problematico e la notte, riprenden-do la metafora biblica, diventa simbolo del caos cosmico, in quanto viene disgiunta dalla dialettica della temporalità della creazione. La riscoperta del «ruolo della not-te» nell’orizzonte dell’atto creativo di Dio conferisce un nuovo valore al passaggio notturno e implica una interpretazione corretta della temporalità umana in rapporto con il mistero di Dio.
b) La traiettoria dell’identità, intesa come ricerca della propria verità esistenziale e progettuale, così come ci viene narrato nei testi biblici. L’evento dell’esodo, di cui abbiamo ripercorso i punti salienti, evidenzia la graduale presa di coscienza del po-polo di fronte alla sua storia di sofferenza. La notte diventa nello stesso tempo espe-rienza di cecità e condizione di liberazione. Talvolta il simbolismo della notte evoca spesso l’assenza di chiarezza della propria verità esistenziale e insieme la paura di «rientrare in se stessi». La categoria biblica invece ci rivela come la notte diventa luogo privilegiato di un cammino di ricerca e di scoperta si sé, della capacità di libe-razione e di apertura verso gli altri e verso l’Altro.
c) La traiettoria della spiritualità, in quanto la nostra categoria richiama un tema classico della mistica cristiana, la «notte oscura dello spirito» come prova di fedeltà e di amore concessa da Dio. L’insistenza sulla centralità della dimensione spirituale è confermata dalla tradizione sapienziale (soprattutto nei Salmi) e dal simbolismo evangelico e neotestamentario. Notte come malattia, incomprensione, tentazione, tra-dimento, fuga, solitudine, giudizio, morte: si tratta di aspetti fondamentali che emer-gono insistentemente nell’orizzonte psicologico e spirituale dei giovani e chiedono un’adeguata elaborazione di modelli spirituali che sappiano comunicare il valore cristiano della notte nella prospettiva di un cammino pasquale. E’ necessario offrire la possibilità di rifare il percorso della fede liberante, facendo comprendere la neces-sità pedagogica della notte spirituale per sentire il bisogno di Dio e della sua pater-nità.
d) La traiettoria della catechesi mistagogica centrata sulla narrazione pasquale, di cui la notte rappresenta un necessario elemento di contrasto (la notte del Getsemani e del giudizio, la notte della croce-morte, la tomba, la notte del sabato santo) in rap-porto alla sfolgorante luce della risurrezione. In questo contesto si auspica una ade-guato uso della simbolica liturgica, che possa aiutare a riscoprire l’importanza del vegliare della comunità «durante la notte» e del pregare «nella notte»
e) La traiettoria dell’impegno etico. Numerosi indizi biblici hanno evidenziato come una delle accezioni traslate della notte è data dal tema di «male» inteso in senso mo-rale. Pensare e riflettere sulla notte in questa prospettiva, significa aiutare i credenti, soprattutto i giovani, a maturare un discernimento di tipo etico-morale. La condizio-ne notturna implica un necessario appello di responsabilità, in quanto evidenzia la dimensione umana della finitudine, del dubbio e del peccato. Per il credente illumina-to dalla risurrezione di Cristo si impone la decisione di optare per il bene ed insieme la necessità di rifondare una «cultura di coscienza» che nasca da una luminosa te-stimonianza dell’amore cristiano. La notte implica un processo di conversione al no-vum soprannaturale e implica l’esercizio della virtù della speranza.



«LA SPERANZA È UNA VIRTÙ NOTTURNA»


1. Oltre la memoria
del tempo che ho vissuto,
oltre la speranza
che serve al mio domani,
oltre il desiderio di vivere il presente,
anch’io confesso ho chiesto
che cosa è verità
E tu come un desiderio
che non ha memoria, Padre buono,
come una speranza
che non ha confini,
come un tempo eterno sei per me.
Io so quanto amore chiede
questa lunga attesa
del tuo giorno o Dio
luce in ogni cosa
io non vedo ancora
ma la tua parola mi rischiarerà.
2. Quando le parole
non bastano all’amore,
quando il mio fratello
domanda più dl pane,
quando l’illusione
promette un mondo nuovo,
anch’io rimango incerto,
nel mezzo del cammino
E tu Figlio tanto amato,
verità dell’uomo, mio Signore
come la promessa
di un perdono eterno,
libertà infinita sei per me.
3. Chiedo alla mia mente
coraggio di cercare,
chiedo alle mie mani
la forza di donare,
chiedo al cuore incerto
passione per la vita
e chiedo a te fratello
di credere con me!
E tu, Forza della vita,
Spirito d’amore, dolce Iddio,
grembo d’ogni cosa,
tenerezza immensa,
verità del mondo sei per me.




Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,1 Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. 2Costui andò da Gesù, di notte…
Notte e speranza si fondono
Sussiste una connessione molto stretta tra la categoria della notte e la virtù teologale della speranza. La speranza è una «virtù notturna», esercizio di attesa che coinvolge Dio e l’uomo attraverso una profonda ricerca di amore. L’intero cammino umano è avvolto nella dialettica tra luce e notte e insieme segnato dalla speranza, come avvenne nell’incontro di Nicodemo con Gesù (cf. Gv 3,1-21). Questo radicale atteggiamento ci colloca in una zona così rarefatta, così vertiginosamente in alto da farci vivere di speranza, con stupore e meraviglia. E’ sorella speranza – come scrisse C. Peguy – la più piccola di tutte le virtù, che ci fa andare in questa notte santa. Notte e speranza quasi si confondono, s’identificano e diventano compagne della nostra fatica di vivere e di amare. Ogni singolo credente e l’intera comunità devono diventare sempre di più protagonisti entusiasti di speranza perché sperimentano il silenzio della notte e la pazienza dell’attesa, giammai delusi dalla Parola che annunciano. Lo ricorda papa Francesco quando scrive:
«Essere Chiesa significa essere Popolo di Dio, in accordo con il grande progetto d’amore del Padre. Questo implica essere il fermento di Dio in mezzo all’umanità. Vuol dire annunciare e portare la salvezza di Dio in questo nostro mondo, che spesso si perde, che ha bisogno di avere risposte che incoraggino, che diano speranza, che diano nuovo vigore nel cammino. La Chiesa dev’essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vange-lo».


Intercessioni libere
Dal profondo a te grido, Signore, dammi ascolto mio Dio,
porgi attenti gli orecchi al mio supplice grido, o Signore


Veglia per la Vita

L'ultimo sabato del mese vegliamo in adorazione 

affinchè ogni vita sia accolta, amata, difesa, servita

 continua a leggere