Carmelo Santa Maria della Vita

Un Monastero che prega per l'accoglienza e il rispetto di ogni Vita umana

                                        Pregheremo la prossima Veglia per la Vita 

30 ottobre 2021


Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell'oceano.

Ma se questa goccia non ci fosse, all'oceano mancherebbe


 La Grande preghiera

               per la vita                                                                               

 25 settembre 2021                                                             


La bellezza salverà il mondo …

                                               ma quale bellezza?

 

E’ in corso una vera rivoluzione culturale epocale. Non basta dire che stiamo vivendo un’epoca di grandi cambiamenti; in realtà è in corso un cambio di “paradigma” culturale, stanno cambiando i punti fondamentali di riferimento. Il Covid-19 ha accelerato una mutazione d’epoca che era già in corso. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da fenomeni che non avremmo mai immaginato: il collasso ambientale, il ritorno dei populismi, una pandemia globale. Eppure queste cose sono accadute, le stiamo vivendo. E chi pensa di poter ritornare al punto in cui eravamo, si illude.

Il vescovo Delio Olivero molto acutamente osserva che <<in epoca di pandemia ci siamo resi conto di quanto le nostre parole fossero “secondarie” rispetto a tante parole più autorevoli: quelle dei medici, dei virologi, dei sociologi. Non avevamo i riti e non potevamo trovarci in comunità, ma avevamo a disposizione le parole. Eppure spesso ci siamo limitati a enunciare norme di comportamento o discutere tra noi quando ricominciare le celebrazioni>>.

L’imprevedibile e il drammatico hanno sconvolto il nostro senso di onnipotenza. E qui, in questa situazione, la Chiesa deve ritrovare la propria rilevanza antropologica, deve dimostrarsi all’altezza dei giorni che viviamo, capace di ascoltare le domande vere, ripensando il proprio modo di riproporre la “Bella Notizia”, celebrando la vita stando accanto all’umanità ferita. Perché il Signore della vita continua ad abitare questi giorni. (don Vittorio Rocca, La Chiesa celebra la vita stando accanto all’umanità ferita, da Horeb)

 

 

Esposizione del SS. Sacramento

 


Canto dell’anima che gode di conoscere Dio per fede

Come conosco bene la fonte che sgorga e scorre,

anche se è notte


 

 


1.    La fonte eterna è nascosta;

come so bene dove si trova,

anche se è notte.

2.    In questa notte oscura della vita

Come conosco bene per fede la fonte (fredda) anche se è notte.

3.    Non conosco la sua origine, perché non ce l’ha,

ma so che ogni origine da lei viene,

anche se è notte.

4.    So che non ci può essere cosa più bella, e che cieli e terra da essa bevono,

anche se notte.

5.    So bene che in essa non c’è suolo

E che nessuno può guardarla,

anche se è notte.

6.    Il suo splendore non è mai oscurato,

e so che ogni luce da lei deriva,

anche se è notte.

 

 

 

 

 

7.    So che le sue correnti sono così abbondanti che inferni, cieli bagnano e le genti,

anche se è notte.

8.    La corrente che nasce dalla fonte

            so bene che è così capace e   

            onnipotente,

            anche se è notte.

9.    La corrente che da queste due procede

So che nessuna di loro la precede,

anche se è notte.

10. So bene che tre in una sola acqua viva

Risiedono, e una dall’altra deriva,

anche se è notte.

11. La fonte eterna è nascosta

in questo vivo pane per darci vita,

anche se è notte.

12. Qui si sta chiamando le creature

e di quest’acqua si saziano, benché allo scuro,

anche se è notte.

13. La viva fonte che desidero

la vedo in questo pane di vita,

anche se è notte.

 


 

Dalla meditazione del Santo Padre per il momento di preghiera in tempo di Pandemia del 27marzo 2020

 

 Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci

siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. 

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato.                                                                                            

 

O Dio tu sei il mio Dio,

ti cerco all’aurora,

di te ha sete l’anima mia

a te anela la mia carne.

Ti cerco come terra arida

anelo a te come una fonte

così nel tempio ti ho cercato

per contemplare la tua gloria.

 

Le labbra mia daranno lode a te

per la tua grazia infinita.

Così benedirò il tuo nome

a te alzerò le mie mani.

 

Nel mio giaciglio di te mi ricordo,

ripenso a te nelle mie veglie;

per Te esulterò di gioia

all’ombra delle tue ali.

Dal libro del Deuteronomio Dt 6,4-13

 

4Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. 5Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. 6Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. 7Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. 8Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi 9e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
10Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà fatto entrare nella terra che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti, con città grandi e belle che tu non hai edificato, 11case piene di ogni bene che tu non hai riempito, cisterne scavate ma non da te, vigne e oliveti che tu non hai piantato, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, 12guàrdati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile. 13Temerai il Signore, tuo Dio, lo servirai e giurerai per il suo nome.

 

 

Sal 19 La legge del Signore, luce e gioia per l'uomo

1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

 

2 I cieli narrano la gloria di Dio,
l'opera delle sue mani annuncia il firmamento.

3 Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

4 Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,

5 per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.
Là pose una tenda per il sole
6 che esce come sposo dalla stanza nuziale:
esulta come un prode che percorre la via.

7 Sorge da un estremo del cielo
e la sua orbita raggiunge l'altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

8 La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

9 I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.

10 Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti,

11 più preziosi dell'oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

12 Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.

13 Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati nascosti.

14 Anche dall'orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato.

15 Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.

 

 

C’è un’unica Parola pronunciata in un eterno silenzio, capace di generare bellezza e vita in abbondanza … così ne parla S. Giovanni della Croce …

 

<<Secondo san Paolo, il Figlio di Dio è splendore della sua gloria e figura della sua sostanza (Eb 1,3). Bisogna dunque sapere che con la sola figura del suo Figlio Dio guardò tutte le cose, il che fu dare loro l’essere naturale, comunicando loro molte grazie e doni naturali, facendole compiute e perfette, secondo quanto dice nella Genesi con queste parole: Dio guardò tutte le cose che aveva fatto, ed erano molto buone (Gen 1,31). Il guardarle molto buone era farle molto buone nel Verbo, suo Figlio. E non solo comunicò loro l’essere e la grazia naturale guardandole, come abbiamo detto, ma anche con questa sola figura del suo Figlio le lasciò vestite di bellezza, comunicando l’essere soprannaturale; ciò avvenne quando si fece uomo, esaltandolo nella bellezza di Dio e, di conseguenza, tutte le creature in lui, essendosi unito nell’uomo alla natura di tutte loro. Perciò disse lo stesso Figlio di Dio: […] Se sarò esaltato da terra, innanlzerò a me tutte le cose (Gv 12,32). Così nell’innalzamento dell’incarnazione di suo Figlio e della gloria della sua resurrezione secondo la carne non solamente il Padre abbellì parzialmente le creature, ma possiamo dire che le lasciò totalmente vestite di bellezza e dignità.

Ma, oltre a ciò, parlando ora secondo il senso e l’affetto della contemplazione, bisogna sapere che nella viva contemplazione e conoscenza delle creature l’anima mostra di avere in esse tanta abbondanza di grazia e di virtù e di bellezza di cui Dio le ha dotate, che le sembra che siano tutte rivestite di mirabile bellezza e virtù naturale, derivata e comunicata dall’infinita bellezza soprannaturale della figura di Dio, il cui guardare veste di bellezza e di gioia il mondo e tutti i cieli; così come anche all’aprire la sua mano, come dice Davide, riempie ogni vivente di benedizione (Sal 144,16).

Quindi l’anima, piagata d’amore dal segno della bellezza del suo Amato che ha conosciuto dalle creature, con ansia di vedere quella invisibile bellezza che questa visibile bellezza ha causato dice la strofa seguente:

Ah! Chi potrà guarirmi?

Donati pienamente già davvero,

non voler inviarmi

da oggi più messaggero,

che non sanno dirmi ciò che voglio.

 

LODI ALL'ALTISSIMO

 

Tu sei Santo Signore Dio,

Tu sei forte, Tu sei grande,

Tu sei l'Altissimo l'Onnipotente,

Tu Padre Santo, Re del cielo.

 

Tu sei trino, uno Signore,

Tu sei il bene, tutto il bene,

Tu sei l'Amore, Tu sei il vero,

Tu sei umiltà, Tu sei sapienza.

 

Tu sei bellezza, Tu sei la pace,

la sicurezza il gaudio la letizia,

Tu sei speranza, Tu sei giustizia,

Tu temperanza e ogni ricchezza.

 

Tu sei il Custode, Tu sei mitezza,

Tu sei rifugio, Tu sei fortezza,

Tu carità, fede e speranza,

Tu sei tutta la nostra dolcezza.

 

Tu sei la Vita eterno gaudio

Signore grande Dio ammirabile,

Onnipotente o Creatore

o Salvatore di misericordia.

 

(Segno) 


“Ogni evento catastrofico porta con sé un senso di smarrimento, di sfiducia, di impotenza, ma accanto a queste prime reazioni subito dopo si fa strada l’invito a rialzarsi, a ripartire, a rinascere, a ricostruire. Si tratta di una serie di verbi, che dovrebbero spingere quanti sono stati coinvolti nella catastrofe a non fermare lo sguardo sulle proprie ferite, ma a saperlo alzare per immaginare un futuro possibile”.

(Grgorio Battaglia, Ricostruire la fraternità: un compito, una sfida; da Horeb)

 

Rispetto il mio corpo

e so apprezzare il tuo.

 

Ascolto il mio cuore

e so comprendere il tuo.

 

Sono saldo nel mio credo

e so accettare il tuo.

 

Amo il mondo

e con te ne condivido luce ed ombra

 

QUI

 

è l’umile sorgente della Pace

ma solo con te

può diventare un fiume

che disseta l’umanità in attesa

                               

 

 

 Dalla meditazione del Santo Padre per il momento di preghiera in tempo di Pandemia  

  del 27marzo 2020

Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. […] ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.


 

IL  REGNO DI DIO

 

IL REGNO DI DIO

È QUI IN MEZZO A NOI,

IL REGNO DI DIO

VIENE IN UMILTÀ.

BEATO CHI L'ACCOGLIE

IN SEMPLICITÀ.

 

A cosa è simile il regno del Signore?

È simile a un granello di senapa;

un uomo lo ha seminato

nel suo campo

ed ora ha prodotto i suoi frutti.

 

A cosa è simile il regno del Signore?

È simile a un poco di lievito;

è stato nascosto in tre staia di farina,

perché tutta la pasta fermenti

 

 

 


Dal Vangelo di Marco (Mc 4,26-32)

 26Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

30Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

 

 

Dal Sal 31,14-25

 

14 Ascolto la calunnia di molti: «Terrore all'intorno!»,
quando insieme contro di me congiurano,
tramano per togliermi la vita.

15 Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,

16 i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori:

17 sul tuo servo fa' splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.

18 Signore, che io non debba vergognarmi
per averti invocato;
si vergognino i malvagi,
siano ridotti al silenzio negli inferi.

19 Tacciano le labbra bugiarde,
che dicono insolenze contro il giusto
con orgoglio e disprezzo.

20 Quanto è grande la tua bontà, Signore!
La riservi per coloro che ti temono,

la dispensi, davanti ai figli dell'uomo,
a chi in te si rifugia.

21 Tu li nascondi al riparo del tuo volto,
lontano dagli intrighi degli uomini;
li metti al sicuro nella tua tenda,
lontano dai litigi delle lingue.

22 Benedetto il Signore,
che per me ha fatto meraviglie di grazia
in una città fortificata.

23 Io dicevo, nel mio sgomento:
»Sono escluso dalla tua presenza».
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera
quando a te gridavo aiuto.

24 Amate il Signore, voi tutti suoi fedeli;
il Signore protegge chi ha fiducia in lui
e ripaga in abbondanza chi opera con superbia.

25 Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore.

 

Testimonianza

“Ciao, mi è stato chiesto di pensare a questo tempo di Covid nella mia esperienza, alla luce della fede e della Grazia. Per me, nel tempo Covid, ci sono state due fasi: una prima del Covid e una durante.

La prima fase è stato un tempo di grande paura, perché non sapevo cosa sarebbe successo, era la paura dell’ignoto. Avevo l’immagine di combattere uno tsunami, sola, in mezzo a una spiaggia, con un semplice ombrellino in mano. Ecco, questa è stata la sensazione che provavo a febbraio, non sapevo cosa, come, quando, quanto … avevo paura di quanti morti avrei dovuto vedere, quanto sarebbe stato difficile combattere un nemico invisibile, quanto rischio ci sarebbe stato nel contagiarmi e nel contagiare gli altri, quanti io potevo diventare untore per la mia famiglia e per le persone a cui volevo bene, per i colleghi, magari solo per un errore nella svestizione … Questa è stata forse la fase più difficile: lì ho detto a me stessa che per combattere una buona battaglia, dovevo essere preparata; allora via le paure e iniziava lo studio! In quei tempi si crea un immenso gruppo su Facebook, composto da medici di tutta Italia, così ci siamo potuti confrontare, abbiamo studiato mettendo ciascuno a disposizione dell’altro la piccola esperienza clinica che iniziava a farsi; il gruppo ci ha permesso anche di raccontarci le nostre paure, che sapendole condivise, diventavano più leggere, ci siamo scambiati immagini, casi clinici, piani terapeutici, qualcosa funzionava, andava tentato … loro per me sono stati un dono di Grazia.

E’ stato uno spazio di confronto e di conforto, un gruppo con Ortopedici, Oculisti, colleghi che solitamente non gestivano patologie dell’apparato respiratorio e avrebbero avuto sicuramente difficoltà ad approcciare la polmonite covid con insufficienza respiratoria, ma loro, al nord, si erano rimboccati le maniche e avevano fatto anche quello. E allora, se lo potevano fare loro, potevo farlo anche io, io lo dovevo fare! Dovevo nel nome di una scelta, di una professione in cui credo, ma lo dovevo fare ancor di più nel rispetto di tutti quei colleghi che si stavano così tanto sacrificando.

Inoltre in quel tempo c’erano i messaggi degli amici, i messaggi di chi credeva in te, che ti supportavano, ti facevano sentire quotidianamente il loro affetto, persone che se avessero potuto farlo al posto tuo, lo avrebbero fatto. Lo dovevo fare anche per loro, dovevo portare rispetto a chi credeva in me: io così ho agito con le mie due mani, i miei occhi, la mia testa e le mie competenze, ma soprattutto ho agito con cento cuori, i cuori di tutti quelli che mi mandavano arcobaleni e baci ogni mattina, chi mi ha portato con sé celebrando la Messa, chi mandava WhatsApp e preghiere, per me e per i  miei colleghi, io ho lavorato con tutti loro e sono stati altri doni di Grazia. Persone a cui devo dire io grazie per ciò che mi hanno permesso di svolgere.

Poi c’è stato il periodo del Covid vero e proprio: lì sono arrivati i pazienti. Anche allora ci sono stati molti doni provenienti dall’esterno, disarmanti, perché persone o attività commerciali, che soffrivano economicamente la difficoltà del Covid, hanno fatto dei regali a noi, ambiente sanitario, che stiamo semplicemente facendo il nostro mestiere. Noi, che abbiamo sicuramente la garanzia economica di poterci permettere un pranzo o una merenda, non abbiamo bisogno delle ciambelle e dei panini, ma loro ce l’hanno voluto regalare, loro ci hanno voluto dire “sono con te”; proprio lì in quelle difficoltà, in questo tempo, in questa Siracusa tanto criticata in TV, ci hanno voluto dire “siamo con voi”: questo è stato toccante …

Sono sicura che, vedendo questi gesti, i miei colleghi che hanno perso la vita, si ricordano per chi lo hanno fatto: sanno che l’Uomo è questo, nella sua complessa e a volte celata Bellezza, e quindi va garantita la sua salute, ad ogni costo.

Nell’area Covid i pazienti erano soli, di una solitudine infinita. Allora, nonostante il rischio infettivo, rafforzata dal supporto esterno, mi sono permessa di stare qualche minuto in più, per una carezza, una stretta di mano, una videochiamata tra familiari e pazienti anziani (grazie a degli smartphone donati al reparto Covid), un segno di croce sulla fronte per chi sapevo non ce l’avrebbe fatta, una bugia per rincuorare chi non sarebbe sopravvissuto all’intubazione … Ho fatto qualcosa, non so definire cosa, qualcosa che non è scritto nei libri di medicina, ma fa parte di quella Grazia che se io ho ricevuto, allora posso provare, nel mio piccolo, a ridonare.

In questa fase percepivo Bellezza, emozionante, commovente, quella bellezza che per toccarti così non può che venire dall’Alto: era troppa. Allora dovevo raccontarla.

Ho iniziato a scrivere così un post al giorno su Fb, #solocosebelle. Io ero quella che avrebbe dovuto vedere solo cose brutte, io dovevo essere stanca, perché lavoravo, perché mi sacrificavo con turni impegnativi, ma se proprio io, con tutti questi pesi, riuscivo a vedere delle cose belle, vuol dire che potevano fare anche gli altri, lo possiamo fare tutti. Vuol dire che se scoviamo, la troviamo, come quando si vedono quei grandi campi incendiati, tutti neri. Se cerchiamo bene, c’è sempre un piccolo germoglio verde. Cercatelo: quella è Grazia. E’ un dono; Dio ti sta dicendo: “io ci sono!”. E’ vero che questa situazione è pesante, però, non sei da solo: Dio c’è, in quel germoglio, nelle persone che soffrono ma ti dicono “grazie”, nei messaggi degli amici, nel commerciante che non ti conosce, nei colleghi e diversi operatori che condividono con te la stessa battaglia; allora la Grazia c’è e sa essere sovrabbondante anche quando pensiamo che non ce ne sia.

Credo sia stato un periodo molto intenso, di cui alla fine sono grata.

                                                                                                     Roberta

 

 

 

Intercessioni libere

 

Confitemini Domino, quoniam bonus

Confitemini Domino, alleluia

 

Reposizione

MANNA DI LUCE

 

Dal cielo sei disceso

come manna di luce,

in croce sei salito

come agnello di pace:

il tuo corpo è per noi

il pane della vita,

il tuo sangue è per noi

il vino della gioia.

 

1.   Quando gelida è la terra

e indurito il nostro cuore

Tu ci doni il tuo corpo

e rinnovi col tuo amore.

2.   Quando tutto è deserto

e il fratello uno straniero

Tu ci doni il tuo corpo

per donare amor sincero

3.   Quando l’odio e il rancore

rende cieco ogni uomo

tu ci doni il tuo corpo

e risplende il tuo perdono

4.   quando l’uomo è muto e triste

tormentato dal suo pianto

tu ci doni il tuo corpo

per ridare al cuore il canto.

 


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