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Una parola per te...

La luce del Cristo che risorge glorioso

disperda le tenebre del cuore e dello spirito

Veglia per la vita


Pregheremo la prossima Veglia per la Vita 

il 23 giugno 2018

dalle ore 21.00


Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell'oceano.

Ma se questa goccia non ci fosse, all'oceano mancherebbe


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    L’uomo porta

                 nel proprio “genoma”

          la traccia profonda

       della Trinità

 

 



Esposizione del

Santissimo Sacramento

 

Padre t’amiamo e ti adoriamo,

gloria al tuo nome sulla terra!

gloria al tuo nome, gloria al tuo nome

gloria al tuo nome sulla terra!

Gesù t’amiamo…

Spirito t’amiamo…

 

Adorazione silenziosa

 

l’essere umano porta nel

proprio “genoma” la traccia profonda della Trinità

 

Salmo 8

Magnificat, magnificat,

magnificat anima mea Dominum.

Magnificat, magnificat,

magnificat anima mea.

 

O Signore, Signore nostro,

quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza, con la bocca di bambini e di lattanti: hai posto una difesa contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Magnificat, magnificat

 

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato,

che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

Magnificat, magnificat

 

Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,

di gloria e di onore lo hai coronato.

Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi:

 

Magnificat, magnificat

 

tutte le greggi e gli armenti e anche le bestie della campagna, gli uccelli del cielo e i pesci del mare, ogni essere che percorre le vie dei mari.

Magnificat, magnificat

 

O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

 

Magnificat, magnificat

 

Dall’Angelus nella Solennità della Santissima Trinità del 2009 di B XVI

Quest’oggi contempliamo la Santissima Trinità così come ce l’ha fatta conoscere Gesù. Egli ci ha rivelato che Dio è amore “non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza”; è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso la piena ricapitolazione finale.

Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno.

Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il “nome” della Santissima Trinità, perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’Amore creatore. Tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà.

“O Signore, Signore nostro, / quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!” (Sal 8,2) – esclama il salmista. Parlando del “nome” la Bibbia indica Dio stesso, la sua identità più vera; identità che risplende su tutto il creato, dove ogni essere, per il fatto stesso di esserci e per il “tessuto” di cui è fatto, fa riferimento ad un Principio trascendente, alla Vita eterna ed infinita che si dona, in una parola: all’Amore. “In lui – disse san Paolo nell’Areòpago di Atene – viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28).

La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione per amare e viviamo per essere amati. Usando un’analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l’essere umano porta nel proprio “genoma” la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore.

 

Adorazione silenziosa

 

Uno per uno fa sempre uno

 

Cantiamo a te, signore della vita:

il nome tuo è grande sulla terra

tutto parla di te e canta la tua gloria.

Grande tu sei e compi meraviglie tu sei Dio.

Cantiamo a te,

Signore Gesù Cristo:

Figlio di Dio venuto sulla terra,

fatto uomo per noi

nel grembo di Maria.

Dolce Gesù

risorto dalla morte sei con noi.

Cantiamo a te, amore senza fine:

tu che sei Dio lo spirito del Padre

vivi dentro di noi

e guida i nostri passi.

Accendi in noi

il fuoco dell’eterna carità.

 

 

Carissimi fratelli,

l’espressione me l’ha suggerita don Vincenzo, un prete mio amico che lavora tra gli zingari, e mi è parsa tutt’altro che banale.

Venne a trovarmi una sera nel mio studio e mi chiese che cosa stessi scrivendo. Gli dissi che ero in difficoltà perché volevo spiegare alla gente (ma in modo semplice, così che tutti capissero) un particolare del mistero della Santissima Trinità: e cioè che le tre Persone divine sono, come dicono i teologi con una frase difficile, tre relazioni sussistenti.

Don Vincenzo sorrise, come per compatire la mia pretesa e comunque, per dirmi che mi cacciavo in una foresta inestricabile di problemi teologici. Io, però, aggiunsi che mi sembrava molto importante far capire queste cose ai poveri, perché, se il Signore ci ha insegnato che, stringi stringi, il nucleo di ogni Persona divina consiste in una relazione, qualcosa ci deve essere sotto.

E questo qualcosa è che anche ognuno di noi, in quanto persona, stringi stringi, deve essere essenzialmente una relazione. Un io che si rapporta con un tu. Un incontro con l’altro. Al punto che, se dovesse venir meno questa apertura verso l’altro, non ci sarebbe neppure la persona. Un volto, cioè, che non sia rivolto verso qualcuno non è disegnabile…

Colsi l’occasione per leggere al mio amico la paginetta che avevo scritto. Quando terminai, mi disse che con tutte quelle parole, la gente forse non avrebbe capito nulla. Poi aggiunse: “Io ai miei zingari sai come spiego il mistero di un solo Dio in tre Persone? Non parlo di uno più uno più uno: perché così fanno tre. Parlo di uno per uno per uno: e così fa sempre uno. In Dio, cioè, non c’è una Persona che si aggiunge all’altra e poi all’altra ancora. In Dio ogni Persona vive per l’altra.

E sai come concludo? Dicendo che questo è una specie di marchio di famiglia. Una forma di ‘carattere ereditario’ così dominante in ‘casa Trinità’ che, anche quando è sceso sulla terra, il Figlio si è manifestato come l’uomo per gli altri”.

Quando don Vincenzo ebbe finito di parlare, di fronte a così disarmante semplicità, ho lacerato i miei appunti.

Peccato: perché, tra l’altro, avevo scritto delle cose interessanti. Per esempio: che l’uomo è icona della Trinità (“facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”) e che pertanto, per quel che riguarda l’amore, è chiamato a riprodurre la sorgività pura del Padre, l’accoglienza radicale del Figlio, la libertà diffusiva dello Spirito.

Ero ricorso anche a ingegnose immagini, come quella del pozzo di campagna la cui acqua sorgiva viene accolta in una grande vasca di pietra e di qui, in mille rigagnoli, va a irrigare le zolle.

Ma forse don Vincenzo aveva ragione: avrei dovuto spiegare molte cose. Sicché ho preferito trattenere questa sola idea: che, come le tre Persone divine, anche ogni persona umana è un essere per, un rapporto o, se è più chiaro, una realtà dialogica. Più che interessante, cioè, deve essere inter-essente.

    don Tonino Bello

 

Adorazione silenziosa

 

 

Il principio architettonico della nostra morale

 

Tu sei la mia vita, altro io non ho.

Tu sei la mia strada, la mia verità.

Nella tua parola io camminerò

finché avrò respiro,

fino a quando tu vorrai.

Non avrò paura, sai, se tu sei con me:

io ti prego, resta con me.

Credo in te, Signore,

nato da Maria:

Figlio eterno e santo, uomo come noi.

Morto per amore, vivo in mezzo a noi:

una cosa sola con il Padre

e con i tuoi:

fino a quando - io lo so - tu ritornerai

per aprirci il regno di Dio.

Tu sei la mia forza:

altro io non ho.

Tu sei la mia pace, la mia libertà.

Niente nella vita ci separerà:

so che la tua mano forte

non mi lascerà.

So che da ogni male tu mi libererai,

e nel tuo perdono vivrò.

Padre della vita,

noi crediamo in te.

Figlio Salvatore, noi speriamo in te.

Spirito d’Amore, vieni in mezzo a noi:

tu da mille strade, ci raduni in unità;

e per mille strade, poi, dove tu vorrai,

noi saremo il seme di Dio.

 

 

Una delle cose più belle e più pratiche messe in luce dalla teologia in questi ultimi anni è che la SS. Trinità non è solo il mistero principale della nostra fede, ma è anche il principio architettonico supremo della nostra morale. Quella trinitaria, cioè, non è solo una dottrina da contemplare, ma un'etica da vivere. Non solo una verità tesa ad alimentare il bisogno di trascendenza, ma una fonte normativa cui attingere per le nostre scelte quotidiane.

Gesù, pertanto, ci ha rivelato questo segreto di casa sua non certo per accontentare le nostre curiosità intellettuali, quanto per coinvolgerci nella stessa logica di comunione che lega le tre persone divine.

Nel cielo tre persone uguali e distinte vivono così profondamente la comunione, che formano un solo Dio.

Sulla terra più persone, uguali per dignità e distinte per estrazione, sono chiamate a vivere così intensamente la solidarietà, da formare un solo uomo, l'uomo nuovo: Cristo Gesù.

Sicché l'essenza della nostra vita etica consiste nel tradurre con gesti feriali la contemplazione festiva del mistero trinitario, scoprendo in tutti gli esseri umani la dignità della persona, riconoscendo la loro fondamentale uguaglianza, rispettando i tratti caratteristici della loro distinzione.

C'è da aggiungere, poi, che nel cielo le ricchezze proprie di una persona divina sono così trasferibili dall'una all'altra (c'è, potremmo dire, un così intenso scambio culturale tra Padre, Figlio e Spirito), che la teologia per indicare questo fenomeno ha dovuto coniare un'espressione forse un po' difficile per i non addetti ai lavori, ma estremamente significativa: la comunicazione degli idiomi.

Ebbene, l'imperativo etico che ne deriva per coloro che vivono sulla terra è che se tengono sotto sequestro le proprie risorse spirituali o materiali senza metterle a disposizione degli altri, non possono esimersi dall'accusa di appropriazione indebita.

Don Tonino Bello

 

Adorazione silenziosa

 

 

Famiglia icona della Trinità

 

1.    Io lo so Signore 

che vengo da lontano

prima nel pensiero

e poi nella tua mano

io mi rendo conto 

che Tu sei la mia vita

e non mi sembra vero di pregarti così.

2.    “Padre d’ogni uomo”

e non ti ho visto mai

“Spirito di vita” 

e nacqui da una donna

“Figlio mio fratello” 

e sono solo un uomo

eppure io capisco

che Tu sei verità.

 

E imparerò a guardare

tutto il mondo

con gli occhi trasparenti

di un bambino

e insegnerò a chiamarti

“Padre Nostro”

ad ogni figlio che diventa uomo.

 

3.    Io lo so Signore 

che Tu mi sei vicino

luce alla mia mente, 

guida al mio cammino

mano che sorregge 

sguardo che perdona,

e non mi sembra vero 

che Tu esista così.

4.    Dove nasce amore 

Tu sei

la Sorgente

,

dove c’è una croce 

Tu sei

la Speranza

,

dove il tempo ha fine 

 Tu sei Vita eterna;
e so che posso sempre

contare su di Te.

 

E accoglierò la vita come un dono

e avrò il coraggio di morire anch’io

e incontro a Te verrò

col mio fratello

che non si sente amato

da nessuno.     

 

 

Il Signore benedica tutti i vostri progetti, miei cari fratelli. Il Signore vi dia la gioia di vivere anche l’esperienza parrocchiale in termini di famiglia. Prendiamo come modello la Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito che si amano, in cui la luce gira dall’uno all’altro, l’amore, la vita, il sangue è sempre lo stesso rigeneratore dal Padre al Figlio allo Spirito, e si vogliono bene.

Il Padre il Figlio e lo Spirito hanno spezzato questo circuito un giorno e hanno voluto inserire pure noi, fratelli di Gesù. Tutti quanti noi.

Quindi invece che tre lampade, ci siamo tutti quanti noi in questo circuito per cui e la parrocchia e le vostre famiglie prendano a modello la Santissima Trinità.

Difatti la vostra famiglia dovrebbe essere l’icona della Trinità. La parrocchia, la chiesa dovrebbe essere l’icona della Trinità.

Signore, fammi finire di parlare, ma soprattutto configgi nella mente di tutti questi miei fratelli il bisogno di vivere questa esperienza grande, unica che adesso stiamo sperimentando in modo frammentario, diviso, doloroso, quello della comunione, perché la comunione reca dolore anche, tant’è che quando si spezza, tu ne soffri.

Quando si rompe un’amicizia, si piange. Quando si rompe una famiglia, ci sono i segni della distruzione.

La comunione adesso è dolorosa, è costosa, è faticosa anche quella più bella, anche quella fra madre e figlio; è contaminata dalla sofferenza. Un giorno, Signore, questa comunione la vivremo in pienezza. Saremo tutt’uno con te.

Ti preghiamo, Signore, su questa terra così arida, fa’ che tutti noi possiamo già spargere la semente di quella comunione irreversibile, che un giorno vivremo con te.

don Tonino Bello

 

Adorazione silenziosa

 

 

Convivialità delle differenze

 

1.    Oltre la memoria

del tempo che ho vissuto,

oltre la speranza

che serve al mio domani,

oltre il desiderio di vivere il presente,

anch’io confesso ho chiesto

che cosa è verità

E tu come un desiderio

che non ha memoria, Padre buono,

come una speranza

che non ha confini,

come un tempo eterno sei per me.

Io so quanto amore chiede

questa lunga attesa

del tuo giorno o Dio

luce in ogni cosa

io non vedo ancora

ma la tua parola mi rischiarerà.

2.    Quando le parole

non bastano all’amore,

quando il mio fratello

domanda più dl pane,

quando l’illusione

promette un mondo nuovo,

anch’io rimango incerto,

nel mezzo del cammino

E tu Figlio tanto amato,

verità dell’uomo, mio Signore

come la promessa

di un perdono eterno,

libertà infinita sei per me.

3.    Chiedo alla mia mente

coraggio di cercare,

chiedo alle mie mani

la forza di donare,

chiedo al cuore incerto

passione per la vita

e chiedo a te fratello

di credere con me!

E tu, Forza della vita,

Spirito d’amore, dolce Iddio,

grembo d’ogni cosa,

tenerezza immensa,

verità del mondo sei per me.

 

Possiamo dire, allora, che il genere umano è chiamato a vivere sulla terra ciò che le tre persone divine vivono nel cielo: la convivialità delle differenze.

Che significa?

Nel cielo, più persone mettono così tutto in comunione sul tavolo della stessa divinità, che a loro rimane intrasferibile solo l'identikit personale di ciascuna, che è rispettivamente l'essere Padre, l'essere Figlio, l'essere Spirito Santo.

Sulla terra, gli uomini sono chiamati a vivere secondo questo archetipo trinitario: a mettere, cioè, tutto in comunione sul tavolo della stessa umanità, trattenendo per sé solo ciò che fa parte del proprio identikit personale.

Questa, in ultima analisi, è la pace: la convivialità delle differenze. Definizione più bella non possiamo dare. Perché siamo andati a cercarla proprio nel cuore della SS. Trinità.

Le stesse parole che servono a definire il mistero principale della nostra fede, ci servono a definire l'anelito supremo del nostro impegno umano.

Pace non è la semplice distruzione delle armi. Ma non è neppure l'equa distribuzione dei pani a tutti i commensali della terra.

Pace è mangiare il proprio pane a tavola insieme con i fratelli.

Convivialità delle differenze, appunto.

 

Adorazione silenziosa

 

 

La Trinità, tavola promessa

 

Ti ho amato d'amore eterno

ti ho chiamato per nome.

Tu mi appartieni da sempre

sei prezioso ai miei occhi.

 

Signore tu mi scruti e mi conosci

e sai quando siedo e quando mi alzo,

scruti da lontano i miei pensieri

quando cammino e riposo.

Ti sono note tutte le mie vie

le mie parole le conosci tutte

poni su di me la tua mano

stupenda per me la tua saggezza.

 

 

Ma c'è di più: la vita trinitaria del cielo non è solo un modulo da rovesciare sulla terra perché gli uomini ne vivano le esigenze radicali con uno sforzo di imitazione fine a se stessa.

La Trinità, cioè, non è solo un archetipo da riprodurre, ma è una tavola promessa alla quale un giorno avremo la sorte dì sederci, all'unica condizione che anche sulla terra ci si alleni a stare insieme con gli altri attorno alla stessa mensa della vita.

Dopo che sulla terra ci saremo impegnati a essere una sola cosa nel Cristo, divenuti "Figli nel Figlio", prenderemo posto "per ipsum, cum ipso et in ipso" al tavolo della Santissima Trinità.

Come è dato vedere, il Signore Gesù se ci ha rivelato questo mistero, non l'ha fatto certo per complicarci le idee. Ma l'ha fatto per offrirci un principio permanente di critica cui sottoporre tutta la nostra vita nelle sue espressioni personali e comunitarie, e per indicarci, nel contempo, il porto al quale attraccheremo finalmente la nostra barca.

Sicché la Trinità non è una specie di teorema celeste buono per le esercitazioni accademiche dei teologi. Ma è la sorgente da cui devono scaturire l'etica del contadino e il codice deontologico del medico, i doveri dei singoli e gli obblighi delle istituzioni, le leggi del mercato e le linee ispiratrici dell'economia, le ragioni che fondano l'impegno per la pace e gli orientamenti di fondo del diritto internazionale.

La Trinità, dunque, è una storia che ci riguarda. Ed è a partire da essa che va pensata tutta l'esistenza cristiana.

Bloch diceva che Dio è un padrone collocato così in alto, che l'uomo, il servo, di fronte a lui rimane a bocca asciutta.

Nulla di più falso, almeno per il nostro Signore, il quale, se si è rivelato uno e trino, è perché vuol far sedere il servo alla tavola delle sue ricchezze.

don Tonino Bello

 

 

 

 

Sei tu che mi hai creato nell'amore,

tessuto nel seno di mia madre,

tu solo mi conosci fino in fondo,

sono un prodigio ai tuoi occhi.

Il tuo sguardo non mi abbandona,

la tua mano guida i miei passi,

nemmeno la notte mi nasconde

dalla tua presenza infinita.

Ti ho amato d'amore eterno

ti ho chiamato per nome.

Tu mi appartieni da sempre

sei prezioso ai miei occhi.





Veglia per la Vita

L'ultimo sabato del mese vegliamo in adorazione 

affinchè ogni vita sia accolta, amata, difesa, servita


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