Carmelo Santa Maria della Vita

Un Monastero che prega per l'accoglienza e il rispetto di ogni Vita umana

                                        Pregheremo la prossima Veglia per la Vita 

31 luglio 2021


Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell'oceano.

Ma se questa goccia non ci fosse, all'oceano mancherebbe


 La Grande preghiera

               per la vita                                                                               

 26 giugno 2021                                                             


Chi oserà disprezzare il giorno 

di così modesti inizi?

 

“Dal 26 giugno 1992, a Sogliano al Rubicone,

è attivo il Carmelo di Santa Maria della Vita,

dove le suore di clausura si dedicano alla preghiera

e alla meditazione con particolare attenzione

al tema della vita nascente”

Mario Palmaro “Aborto & 194”

 

 

Esposizione del Santissimo Sacramento

 

Col Tuo amor, Col Tuo poter

Gesù riempi la mia vita. (2 vol)

Ed io Ti adorerò con tutto il cuore

ed io Ti adorerò con tutta la mente

ed io Ti adorerò con tutte le forze

Tu sei il mio Dio.

 

E cercherò il Tuo volto

con tutto il cuore

e cercherò il tuo volto

con tutta la mente

e cercherò il tuo volto

con tutte le forze

Tu sei il mio Dio.

Tu sei il mio Signore,

sei il mio Signor

 

«La Verità

 

Alleluia.

Ed oggi ancora mio Signore,

ascolterò la tua parola

che mi guida sul cammino della vita

 

Dal Libro del profeta Isaia

20Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene,
che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre,
che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro.
21Guai a coloro che si credono sapienti
e si reputano intelligenti.

 

Oltre la memoria del tempo che ho vissuto,

oltre la speranza che serve al mio domani,

oltre il desiderio di vivere il presente,

anch’io confesso ho chiesto che cosa è verità

E tu come un desiderio

che non ha memoria, Padre buono,

come una speranza che non ha confini,

come un tempo eterno sei per me.

Io so quanto amore chiede

questa lunga attesa del tuo giorno o Dio

luce in ogni cosa io non vedo ancora

ma la tua parola mi rischiarerà.

Quando le parole non bastano all’amore,

quando il mio fratello domanda più del pane,

quando l’illusione promette un mondo nuovo,

anch’io rimango incerto, nel mezzo del cammino

E tu Figlio tanto amato,

verità dell’uomo, mio Signore

come la promessa di un perdono eterno,

libertà infinita sei per me.

 

Chiedo alla mia mente coraggio di cercare,

chiedo alle mie mani la forza di donare,

chiedo al cuore incerto passione per la vita

e chiedo a te fratello di credere con me!

E tu, Forza della vita,

Spirito d’amore, dolce Iddio,

grembo d’ogni cosa, tenerezza immensa,

verità del mondo sei per me.

 

 

 

Da “Scartati. La mia vita con l'aborto” di Abby Johnson”

«Abby, hanno bisogno di una persona in più in sala operatoria. Sei libera?». Alzai lo sguardo dal mio lavoro d’ufficio, sorpresa. «Certo».

Anche se lavoravo da otto anni con la Planned Parenthood non ero mai stata chiamata in sala operatoria per aiutare l’equipe medica durante un aborto, e non avevo idea del motivo per cui avessero bisogno di me.

Il medico che doveva praticare l’aborto era stato qui alla clinica di Bryan solo altre due o tre volte. Quando avevo parlato con lui alcune settimane prima mi aveva spiegato che al suo istituto faceva solo aborti guidati con gli ultrasuoni, la procedura che comportava meno rischi per la donna. Dato che questo metodo permette al sanitario di vedere esattamente quello che succede all’interno dell’utero, ci sono meno probabilità di perforarne la parete, uno dei rischi dell’aborto. Rispettavo questa sua scelta. Per quanto mi riguardava, più si poteva fare a favore della sicurezza e della salute della donna meglio era. Gli avevo comunque spiegato che questa pratica non era prevista dal protocollo della nostra clinica. Lo comprese, e disse che avrebbe seguito le nostre procedure tipiche. Concordammo però che sarebbe stato libero di usare gli ultrasuoni se riteneva che una particolare situazione lo richiedesse.

Ebbi un attimo di esitazione prima di entrare nella sala operatoria. Non mi era mai piaciuto entrare in questa stanza durante un intervento abortivo, perché non mi piaceva quello che accadeva dietro quella porta. Ma dato che tutti noi dovevamo essere sempre pronti in qualsiasi momento a prendere parte al lavoro svolto, aprii la porta ed entrai. La paziente era già sedata, ancora presente ma stordita, con la luce abbagliante del dottore puntata su di lei. Era in posizione distesa, gli strumenti chirurgici erano sistemati sul vassoio vicino al dottore, e l’infermiera stava posizionando la macchina a ultrasuoni a fianco del tavolo operatorio. «Sto per compiere un aborto guidato con gli ultrasuoni su questa paziente. Ho bisogno che tu tenga la sonda degli ultrasuoni», spiegò il medico. Quando presi in mano la sonda e regolai le impostazioni sulla macchina, ragionai fra me e me: non voglio essere qui. Non voglio prendere parte a un aborto. Ma questo atteggiamento era sbagliato. Dovevo trovare l’animo giusto per svolgere questo compito. Feci un grosso respiro e cercai di sintonizzarmi con la musica proveniente dalla radio in sottofondo. È un’esperienza istruttiva, perché non ho mai visto un aborto guidato con gli ultrasuoni fino a ora, dissi a me stessa. Forse mi sarà utile quando dovrò consigliare altre donne. Imparerò qualcosa in prima persona su questa procedura. Oltretutto finirà tra pochi minuti. Non avrei mai immaginato che i successivi dieci minuti avrebbero scosso le fondamenta dei miei valori e cambiato il corso della mia vita.

 

Kyrie, Kyrie eleison

 

Fino a quel momento avevo usato gli ultrasuoni solo per compiere delle diagnosi ai clienti. Era uno dei servizi che offrivamo per verificare se c’era una gravidanza e stimare a quale stadio fosse. La mia familiarità nella preparazione degli ultrasuoni lenì l’agitazione che avevo a stare in quella stanza. Applicai il gel sulla pancia della paziente e manovrai la sonda fino a quando il suo utero apparve sullo schermo. Corressi quindi la posizione della sonda per catturare l’immagine del feto. Mi aspettavo di vedere quello che avevo visto nelle precedenti ecografie. Di solito, a seconda dell’epoca della gravidanza e di come il feto era girato, vedevo prima una gamba, o la testa, o parte del dorso, e avevo bisogno di manovrare un po’ per ottenere la migliore immagine possibile. Quella volta però l’immagine era completa. Potevo vedere il profilo intero e perfetto di un bambino.

Sembra proprio come Grace a dodici settimane, pensai con sorpresa ricordando la prima ecografia a dodici settimane di mia figlia, tre anni prima, rannicchiata al sicuro nel mio utero. L’immagine che avevo in quel momento davanti a me era la stessa, solo più nitida e chiara. Mi sorpresero i dettagli. Potevo chiaramente vedere il profilo della testa, di entrambe le braccia, delle gambe e perfino delle minuscole dita delle mani e dei piedi. Era perfetto. Improvvisamente però un’ondata di ansia prese il posto del piacevole ricordo di Grace. Cosa sto vedendo?

«Tredici settimane», sentii dire dall’infermiera che aveva preso le misure per determinare l’età del feto. «Okay», disse il dottore guardandomi, «ora tieni ferma la sonda durante l’intervento, in modo che possa vedere quello che sto facendo». L’aria condizionata della sala operatoria mi dava i brividi. Mentre i miei occhi erano ancora incollati sull’immagine di quel bambino perfettamente formato, mi accorsi che qualcos’altro era apparso sullo schermo. La cannula, uno strumento a forma di cannuccia collegata al tubo di aspirazione, era stata inserita nell’utero e si stava avvicinando al bambino. Sembrava un intruso nello schermo. Una cosa fuori posto e sbagliata. Il mio cuore accelerò. Il tempo rallentò. Non volevo guardare. Ero orripilata, ma nello stesso tempo affascinata, come quei curiosi in macchina che rallentano quando passano vicino a qualche terribile incidente; non vogliono vedere dei corpi maciullati, ma guardano lo stesso. Guardai in faccia la paziente; dagli occhi le scendevano delle lacrime. Si capiva che soffriva. L’infermiera le detergeva la faccia con un fazzolettino. «Fai un bel respiro», le suggeriva gentilmente l’infermiera. «Respira!». «Abbiamo quasi finito», le sussurrai. Volevo rimanere concentrata su di lei, ma i miei occhi tornarono sull’immagine dello schermo. All’inizio il bambino sembrava ignaro della cannula, che sondava delicatamente il suo fianco, e per un secondo mi sentii sollevata. Naturalmente, pensai, il feto non sente dolore. Avevo rassicurato tantissime donne su questo punto… Il tessuto fetale non sente niente quando è rimosso. Cerca di controllarti, Abby! È solo una semplice e rapida operazione medica.

Kyrie, Kyrie eleison

 

La mia mente si sforzava al massimo di controllare le mie reazioni, ma non riuscii a scrollarmi di dosso l’inquietudine interiore, che si tramutò ben presto in orrore alla vista dello schermo. Il movimento successivo fu l’improvviso scatto di un piedino, che cominciò a scalciare come se cercasse di respingere la sonda invasore. Quando la cannula cominciò a far pressione, il bambino iniziò a rivoltarsi e a contorcersi. Mi sembrava chiaro che il feto sentiva la cannula, e che non gli piaceva quello che stava provando. Poi la voce del medico ruppe il silenzio, facendomi trasalire. «Accendi, Scotty», disse spensieratamente all’infermiera. Le stava dicendo di accendere l’aspiratore: in un aborto l’aspiratore non viene acceso fino a quando il dottore non ritiene che la cannula si trovi nel punto esatto.

Mi venne il desiderio improvviso di urlare: «Fermatevi!», di scuotere la donna e di dirle: «Guarda cosa sta succedendo al tuo bambino! Sveglia! Presto, fermali!». Ma mentre pensavo a queste parole guardavo alla mia mano che teneva la sonda. Io ero una di quelli che stavano compiendo quest’azione. I miei occhi ritornarono sullo schermo. Il dottore stava già ruotando la cannula, e ora vedevo il corpicino che si contorceva violentemente. Per un brevissimo momento sembrava che il bambino venisse strappato, arrotolato e strizzato come uno straccio. Poi cominciò a scomparire dentro la cannula sotto i miei occhi. L’ultima cosa che vidi fu la piccola spina dorsale perfettamente formata risucchiata nel tubo, e tutto scomparve…

Kyrie, Kyrie eleison

 

«Abby, stai bene?», chiese il dottore. Gli occhi dell’infermiera scrutavano con preoccupazione il mio volto. «Sì, sto bene». I miei occhi si spostarono nuovamente sulle mie mani. Le guardai come se non fossero le mie. Quanti danni hanno fatto queste mani negli ultimi otto anni? Quante vite si sono portate via non solo le mie mani, ma soprattutto le mie parole? Cosa sarebbe successo se avessi saputo la verità, e se l’avessi detta a tutte le donne? E se…? Avevo creduto in una bugia!

 

Kyrie, Kyrie eleison

Adorazione silenziosa

 

Salmo 105

Misericordias Domini

in aeternum cantabo

 

Celebrate il Signore, perché è buono,

perché eterna è la sua misericordia.

Chi può narrare i prodigi del Signore,

far risuonare tutta la sua lode?

Beati coloro che agiscono con giustizia

e praticano il diritto in ogni tempo.

 

Misericordias Domini…

 

Ricordati di noi, Signore, per amore del tuo popolo,

visitaci con la tua salvezza,

perché vediamo la felicità dei tuoi eletti,

godiamo della gioia del tuo popolo, ci gloriamo con la tua eredità.

Misericordias Domini…

 

Abbiamo peccato come i nostri padri,

abbiamo fatto il male, siamo stati empi.

I nostri padri in Egitto non compresero i tuoi prodigi,

non ricordarono tanti tuoi benefici

e si ribellarono presso il mare, presso il mar Rosso.

Ma Dio li salvò per il suo nome, per manifestare la sua potenza.

 

Misericordias Domini…

Non sterminarono i popoli

come aveva ordinato il Signore,

ma si mescolarono con le nazioni

e impararono le opere loro.

Servirono i loro idoli e questi furono per loro un tranello.

 

Misericordias Domini…

 

Immolarono i loro figli e le loro figlie agli dèi falsi.

Versarono sangue innocente, il sangue dei figli e delle figlie

sacrificati agli idoli di Canaan;

la terra fu profanata dal sangue,

si contaminarono con le opere loro,

si macchiarono con i loro misfatti.

 

Misericordias Domini…

 

L'ira del Signore si accese contro il suo popolo,

ebbe in orrore il suo possesso;

e li diede in balìa dei popoli,

li dominarono i loro avversari,

li oppressero i loro nemici e dovettero piegarsi sotto la loro mano.

 

Misericordias Domini…

 

Molte volte li aveva liberati;

ma essi si ostinarono nei loro disegni

e per le loro iniquità furono abbattuti.

Pure, egli guardò alla loro angoscia

quando udì il loro grido.

Si ricordò della sua alleanza con loro,

si mosse a pietà per il suo grande amore.

 

Misericordias Domini

 

Salvaci, Signore Dio nostro,

e raccoglici di mezzo ai popoli,

perché proclamiamo il tuo santo

nome e ci gloriamo della tua lode.

Benedetto il Signore, Dio d'Israele

da sempre, per sempre.

Tutto il popolo dica: Amen.

Misericordias Domini…

 

Adorazione silenziosa

 

«in fondo, il concepito non è davvero un uomo!»

 

Una luce che rischiara,

una lampada che arde,

una voce che proclama

la Parola di salvezza.

Precursore nella gioia,

precursore nel dolore,

tu che sveli nel perdono

l’annunzio di misericordia.

Tu sarai profeta di salvezza

fino a i confini della terra,

porterai la mia Parola,

risplenderai della mia luce

Forte amico dello Sposo,

che gioisci alla sua voce,

tu cammini per il mondo

per precedere il Signore.

Stenderò la mia mano

e porrò sulla tua bocca

la potente mia Parola

che convertirà il mondo.

 

Da Aborto & 194 di Mario Palmaro

Molti dicono che il concepito che si trova nel corpo della donna non sia un essere umano vero e proprio. Non è un uomo perché non ha la forma di un uomo; non è un uomo perché è troppo piccolo; non è un uomo per-ché dipende in tutto e per tutto dalla madre; non è un uomo perché non ha ancora il cervello; non è un uomo perché se lo fosse ce lo direbbe lui, da solo. E così via.

Tuttavia, quando una donna scopre di essere incinta, di solito dice: «Aspetto un bambino». Non si hanno notizie di madri che dicano al marito o al capoufficio o al ginecologo: «Aspetto un pre-embrione», oppure: «Aspetto un grumo di cellule», oppure: «Aspetto un prodotto del concepimento». Il motivo di questa banalissima circostanza è che, se non vi fosse un secondo fine, a nessun uomo di normale intelligenza verrebbe in mente di dubitare della umanità piena del concepito. E il secondo fine è, qui, il trovare una giustificazione al fatto che si vo­glia togliere di mezzo quello scomodo nuovo arrivato. Ma la ragione umana ci obbliga a riconoscere che il concepito è un essere umano in piena regola.

L’organogenesi (la formazione degli organi) si completa ad appena sessanta giorni dal concepimento, quando la donna sa di essere incinta da un mese o poco più. In ogni caso, non è la crescita ciò che conferisce dignità umana. Se così fosse, dovremmo dire che un uomo alto due metri è più uomo di uno alto un metro e mezzo. Oppure che un adulto è più uomo di un bambino.

La scienza - e non la fede _ ci dice che io, quando fui embrione di poche cellule, ero lo stesso essere personale che sono oggi: stesso Dna, stesso sesso, stesse ca­ratteristiche fenotipiche inscritte che avrebbero poi prodotto il mio aspetto attuale. E, quando fra quarant’anni sarò vecchio e irricono­scibile, sarò comunque lo stesso individuo che sono stato oggi e che è stato embrione molti anni fa.

Per poter sfuggire a questa stringente conclusione, dovremmo riuscire a definire che il concepito non è un essere umano perché è un’altra cosa.

È forse un sasso? Direi proprio di no: ad oggi non risulta che qualche scienziato abbia potuto dimostrare che il concepito appartiene al regno minerale. Né che appartenga al regno vegetale. Ecco che il cerchio si restringe al regno animale: nell'ambito del quale, il nostro concepito però non appare riconducibile alla categoria dei cavallucci marini; o delle folaghe; o degli orsi bruni. Perché se lo fosse, sviluppandosi diventerebbe appunto un cavalluccio marino, una folaga, un orso bruno.

Resta un 'unica, inevitabile, possibilità: ammettere che il concepito d’uomo è un essere umano.

         Incassata con una smorfia di disappunto questa evidenza, all’abortismo non resta che giocare la carta del sofisma filosofico: sarà anche un essere umano, però non è una persona. Divaricazione concettuale che serve per di­stinguere - con un arbitrio inquietante - esseri umani di serie A ed esseri umani di serie B. Per togliere al povero embrione d’uomo la qualifica di «persona» occorre infatti ritenere che le «condizioni» in cui vive il concepito escludano in generale l’appartenenza alla ca­tegoria delle persone. Siccome il nascituro non parla, non suona il piano, non vota e non va al supermercato, allora non è persona. Il guaio è che anche fra i già nati ci sono parecchi soggetti che hanno le stesse «difficoltà» dell’embrione: neonati, adulti cerebrolesi, ma­lati di mente, pazzi criminali pericolosi, handicappati di vario genere, anziani colpiti dall’Alzheimer, uomini di mezza età vittime di un ictus devastante. Allora, tutti costoro sono delle «non persone»? E quindi, possono (o devono) essere eliminati «per il loro bene»?

         Questo «pregiudizio» sulla non-umanità dell’embrione si è così radicato nella società contemporanea da penetrare nelle ossa e nel cuore di quelle stesse persone che sono sinceramente contrarie all’aborto. E questa è, a pensarci bene, la vera grande forza del fronte abortista: averci convinto che, in fondo, il concepito non è davvero un uomo.

 

Adorazione silenziosa

 

Dal Salmo 138

 

Oh, oh, oh adoramus te Domine

 

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,

intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo,      

ti sono note tutte le mie vie.

 

Oh, oh, oh adoramus te Domine

 

La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco, Signore, già la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi

e poni su di me la tua mano.

Meravigliosa per me la tua conoscenza, troppo alta, per me inaccessibile.

 

Oh, oh, oh adoramus te Domine

 

Dove andare lontano dal tuo spirito?

Dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare,

anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra.

 

Oh, oh, oh adoramus te Domine

 

Se dico: «Almeno le tenebre mi avvolgano e la luce intorno a me sia notte»,

nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno;

per te le tenebre sono come luce.

Sei tu che hai formato i miei reni

e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.

 

Oh, oh, oh adoramus te Domine

 

Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda;

meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia.

Non ti erano nascoste le mie ossa

quando venivo formato nel segreto,

ricamato nelle profondità della terra.

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi;

erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati

quando ancora non ne esisteva uno.

 

Oh, oh, oh adoramus te Domine

 

Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio!

Se volessi contarli, sono più della sabbia.

Mi risveglio e sono ancora con te.

Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri;

vedi se percorro una via di dolore e guidami per una via di eternità.

 

Oh, oh, oh adoramus te Domine

 

Adorazione silenziosa

 

Gesù di Nazaret, il figlio di Dio,

un concepito!

 

1.   Io lo so Signore che vengo da lontano

prima nel pensiero e poi nella tua mano

io mi rendo conto che Tu sei la mia vita

e non mi sembra vero di pregarti così.

2.   “Padre d’ogni uomo” e non ti ho visto mai

“Spirito di vita” e nacqui da una donna

“Figlio mio fratello” e sono solo un uomo

eppure io capisco che Tu sei verità.

E imparerò a guardare tutto il mondo

con gli occhi trasparenti di un bambino

e insegnerò a chiamarti “Padre Nostro”

ad ogni figlio che diventa uomo.

3.   Io lo so Signore che Tu mi sei vicino

luce alla mia mente, guida al mio cammino

mano che sorregge sguardo che perdona,

e non mi sembra vero che Tu esista così.

4.   Dove nasce amore Tu sei la Sorgente,

dove c’è una croce Tu sei la Speranza,

dove il tempo ha fine Tu sei Vita eterna;
e so che posso sempre contare su di Te.

E accoglierò la vita come un dono

e avrò il coraggio di morire anch’io

e incontro a Te verrò col mio fratello

che non si sente amato da nessuno.

 

 

Da Aborto & 194 di Mario Palmaro

Dio irrompe nella storia con la delicatezza di un piccolo embrione d'uomo che bussa al cuore di una giovane donna di Nazaret. Una verità della fede cattolica che non mortifica la ragione, ma che la aiuta a riconoscere la dignità di ogni concepito.

Forse non siamo abituati a pensarci. Ma il grande mistero dell'Incarnazione di Dio getta una luce sfolgorante sulla straordinaria realtà della vita umana prima della nascita. Non occorrono competenze teologiche per accorgersi che la strada scelta da Dio per farsi uomo passa concretamente, realmente attraverso ogni fase della nostra vita.

Gesù è stato un tenero bambino nella mangiatoia della stalla di Betlemme; un ragazzo abile e sveglio nel tener testa ai dottori del tempio; un giovane vigoroso nella bottega di Giuseppe; è stato, in una parola, l'uomo perfetto. Egli ha attraversato ogni età della vita non come un fantasma, o come un simulacro di umanità, ma come vero Dio fatto vero uomo in tutto, fuorché nel peccato. Poiché tutto ciò è realmente accaduto, allora non rimane che riconoscere che Gesù di Nazaret è stato anche, per nove mesi della sua vita, un uomo concepito.

Se contempliamo Gesù Concepito, ci accorgiamo che egli, prima ancora di iniziare la sua vita pubblica e la sua predicazione, prima di compiere miracoli e di consolare folle, prima di morire in croce e risorgere; prima di tutte queste cose egli già ci parla silenziosamente e ci comunica la straordinaria dignità che ogni concepito d’uomo porta impressa su di sé.

Non un dio greco bello e inafferrabile, dunque; ma un embrione umano di poche cellule. Lì, fin dal momento del concepimento, c’è Gesù di Nazaret, il figlio di Dio. Lì, fin dal momento del concepimento c’è ognuno di noi. C’erano i nostri genitori, i nostri antenati, i nostri figli. Tutti i nostri figli: desiderati, attesi, sani; ma anche indesiderati, inaspettati, handicappati. Dal concepimento, ognuno di loro bussa alla nostra porta.

Proprio come il Dio bambino.

Adorazione silenziosa

 

I cercatori di comunione con Dio e con gli uomini

sono immessi subito in questa tensione: lotta e contemplazione.

Due atteggiamenti che sembravano un tempo opposti e rivali

e che oggi si rivelano al cuore l’uno dell’altro.

Lotta, in noi stessi, per liberarci da tutte le prigioni interiori

e dal bisogno di imprigionare gli altri,

e lotta con l’uomo povero perché la sua voce possa farsi sentire

e siano spezzate le oppressioni.

Contemplazione, per lasciar che a poco a poco

si trasformi il nostro sguardo fino a posare sugli uomini e sull’universo

lo sguardo del Cristo stesso.

(Frère Roger)

 

Intercessioni libere

Questa notte non è più notte davanti a Te:

il buio come luce risplende



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