Carmelo Santa Maria della Vita

Un Monastero che prega per l'accoglienza e il rispetto di ogni Vita umana

                                        Pregheremo la prossima Veglia per la Vita 

26 giugno 2021


Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell'oceano.

Ma se questa goccia non ci fosse, all'oceano mancherebbe


 La Grande preghiera

               per la vita                                                                               

 29 maggio 2021                                                             


“Un desiderio che nulla può vincere né l’esilio, né la prigione, né la morte.

Orfani, sfiniti, affamati, assetati, disobbedienti e ostinati,

secolari e sacri sono arrivati disfacendo le nazioni e le burocrazie.

Si posano qui, aspettano e non chiedono niente, solo passare”

                                                                                                                              Niki Giannari

 

 

<<I gabinetti nella grande gabbia di Lampedusa sono un’esperienza indimenticabile.

Il prefabbricato che li ospita è diviso in due settori. In uno, otto docce con gli scarichi intasati. Quaranta lavandini. E otto turche, di cui tre stracolme fino all’orlo di un impasto cremoso. L’altro settore ha cinque water, di cui due senza sciacquone. Cinque docce. Otto lavandini. Dai rubinetti esce acqua salata. E non è una sensazione piacevole per chi ha la pelle scottata dal sole, ferita dal viaggio, penetrata dalla scabbia, oppure ustionata dalla benzina che quasi sempre bagna i corpi ammassati sulle barche. Non ci sono porte. Non c’è elettricità. Non c’è privacy. Si fa tutto davanti a tutti. Qualcuno si ripara come può con l’asciugamano. E non c’è nemmeno carta igienica: ci si pulisce con le mani. Lì dentro è meglio andarci di notte perché di giorno il livello dei liquami sul pavimento è più alto dello spessore delle ciabatte e bisogna affondarci i piedi. Ma anche il pediluvio nel lavandino prima di uscire diventa un problema. Non appena si sfila il piede, la ciabatta galleggia e naviga con la corrente. Bilal prova a sincronizzarsi. Lascia cadere la ciabatta a monte della corrente. Si lava in fretta il piede nel lavandino. E lo infila nella ciabatta prima che sia troppo lontana. Funziona. Del resto non ha nemmeno sapone. Quindi non c’è rischio di perdere troppo tempo con l’igiene. Eppure il 15 settembre un parlamentare europeo […] ha detto che il centro di Lampedusa è un hotel a cinque stelle. E anche che lui ci abiterebbe. Lo stesso giorno in cui il Ministero dell’Interno ha fatto trovare soltanto 9 reclusi alla delegazione di Bruxelles. La stessa settimana in cui i trafficanti avevano deviato tutte le rotte dei barconi fino in Sicilia. Chissà, forse nelle case di oggi [di questi signori, ndr] è normale avere i pavimenti coperti di liquami putrescenti. La maggior parte degli immigrati rinchiusi qui dentro invece viene da case pulite. Case in cui si entra addirittura a piedi nudi>>.

(da “Bilal, viaggiare lavorare morire da clandestini”, di F. Gatti)

Esposizione del SS. Sacramento

 

Davanti al Re ci inchiniamo insieme

Per adorarlo con tutto il cuor.

Verso di Lui eleviamo insieme

Canti di gioia al nostro Re dei re.

 

Schiavi oggi, molto dipende da noi

 

Dal libro della Genesi (1,27-28)

27E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. 28Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».

 

Uomini e donne reclutati da caporali e padroni senza scrupoli, coltivano gli ortaggi e la frutta che riempiono le nostre tavole o pescano e lavorano il pesce che teniamo per mesi dentro frigoriferi costosissimi. Braccia e solo braccia utili al nostro benessere. Uomini e donne che portano pacchi e vivande sin dentro le nostre abitazioni: i rider. Ordiniamo comodamente da casa ciò che pensiamo ci serva, ce lo facciamo consegnare, poi chiudiamo la nostra porta appena il ciclo fattorino ci ha portato l’agognato pacco, fregandocene della fatica e dello sfruttamento che caratterizzano la vita di quel ragazzo o ragazza originari ad esempio del Mali, della Nigeria o della Tunisia … E ancora, mentre il Covid-19 ci ha chiusi dentro casa, migliaia di muratori, costruiscono le nostre abitazioni vivendo lo sfruttamento dei subappalti, il cottimo, il pericolo costante di cadere dall’impalcatura e di non tornare più a casa. Anche questi costruttori dei nostri focolai sono la servitù immigrata che ci fa comodo e di cui non vogliamo prendere coscienza.

<<La schiavitù non è una mostruosità del passato di cui ci siamo definitivamente liberati, ma qualcosa che continua a esistere in tutto il mondo, persino in paesi sviluppati come la Francia o gli Stati Uniti. Non c’è luogo della terra in cui gli schiavi non continuino a lavorare e sudare, costruire e soffrire>> (Kevin Bales)

Una parte dell’umanità viene considerata scarto o rifiuto non riciclabile da tenere fuori le frontiere degli stati o dell’Unione Europea, o da usare fino a consumarla in quanto non-persone utili alla produzione della nostra ricchezza. Resta fondamentale quanto ha dichiarato, in piena pandemia, un giovane maliano impiegato nelle campagne pugliesi come bracciante: <<Sono arrivato in Italia pensando di trovare accoglienza e un lavoro. Ho trovato invece padroni e mafia … questa non è l’Europa sognata dagli africani. Qui in Italia mi sento uno schiavo e non un uomo libero. Sono fuggito dal Mali dove rischiavo la vita dopo la morte di mio padre. Sono arrivato in Italia con tante speranze e dopo un viaggio durato più di due anni. Ho rischiato di morire molte volte ma quello che mi spingeva ad andare avanti è sempre stato il desiderio di vivere con la mia famiglia una vita migliore in Europa. Invece, mi ritrovo a vivere da schiavo in un paese straniero. Un paese che non mi vuole, dove mi spacco la schiena lavorando in queste campagne tutti i giorni per 400 euro al mese. Così si arricchiscono solo i padroni italiani e i mafiosi. Io non ho mai messo da parte soldi. Ci pensi? Lavoro da due anni come uno schiavo e non ho un euro da parte. Non ce la faccio più. Vivo nel ghetto di Rignano Garganico dentro una casa di legno e cartoni, senza corrente e senza bagno. Ho visto molte persone morire nel deserto, in Libia e in mare. Ma qui, in Italia, si muore un po’ ogni giorno … Se devo chiedere una cosa agli italiani è di non dimenticarsi di chi lavora in queste campagne e che siamo tutti fratelli>>. (di Marco Omizzolo, presidente di Tempi Moderni, sociologo Eurispes)

 

Lavoro schiavo in agricoltura

 

Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-36)

31 Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32 Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33 e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35 perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi". 

 

Violenza, minacce, paghe misere, vessazioni, condizioni inique di vita e di lavoro sono la sorte quotidiana delle donne e degli uomini che lavorano nei campi. Condizioni che concorrono alla tenuta della produzione agricola italiana, insudiciandone la reputazione e falsando la concorrenza. E’chiaro che l’imprenditoria agricola non è fatta solo di farabutti. Esiste un diffuso corpo sano, rispettoso del lavoro. Proprio per questo motivo la mala pianta va estirpata.

Da Cosenza …

10 giugno 2020: maxi-blitz delle Fiamme gialle di Cosenza, condotto dopo oltre 3 anni di indagini, di verifiche e di raccolta di riscontri. Oltre 50 misure cautelari emesse, sequestrate aziende e molti beni. Nel mirino, una rete bicefala operante tra Calabria e Basilicata. Nelle sue fauci ci sono più di 200 lavoratori. Basta qualche stralcio d’intercettazione telefonica per capire qual è la considerazione dei lavoratori.

<<Dove sono le scimmie? - chiede un imprenditore al suo sodale -. Facciamo venire le scimmie e domani cerchiamo di finire>>. In un altro stralcio, imprenditore e caporale sono alle prese con una esigenza primaria espressa da chi si prodiga sulle piante sin dall’alba: avere un po’ d’acqua da bere. Ecco la soluzione: <<Siccome ai neri mancano le bottiglie di acqua, gliele riempiamo nel canale. Se ci sono un paio di bottiglie vuote, quelle che trovi tra i cespugli>>. Che cosa avranno mai bevuto i malcapitati braccianti per guadagnare 10 euro per ogni giornata lunga quasi il doppio della durata sancita dal contratto di lavoro? Una cognizione superficiale dello sfruttamento e del caporalato potrebbe far pensare che i due flagelli siano ascrivibili ai tessuti produttivi del Mezzogiorno. Ma …

… A Milano.

Cassina de’ Pecchi, una quindicina di chilometri a nord-est dal duomo di Milano. Nella piccola cittadina è sorta una start up definita giovane e innovativa. Fa del km zero la sua carta vincente. I suoi variopinti Apecar sono conosciuti e riconoscibili in tutta Milano. Una storia sulla quale si erano sprecati encomi e riconoscimenti. Peccato che dietro queste apparenze scintillanti, si celassero il caporalato e lo sfruttamento nelle loro declinazioni più becere. A insospettire la guardia di finanza, le continue assunzioni di avventizi migranti, puntualmente scaricati dopo due giorni di lavoro senza essere pagati. Tutto qui il trucco. Nei confronti del centinaio di maestranze fisse invece, costrette a una media di 11 ore giornaliere di lavoro per paghe da fame, il conduttore si vantava di aver instaurato un <<clima di terrore>>

in azienda:<<Con loro devi lavorare in maniera tribale …, devi fare il maschio dominante>>. Una concezione dei rapporti di lavoro che cozza con gli assi valoriali della Repubblica Italiana: l’iniziativa economica privata è libera, scandirono i padri costituenti, ma <<non può svolgersi in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana>>.

(di Jean-René Bilongo, responsabile Osservatorio Placido Rizzotto)

 

CUSTODISCIMI

Ho detto a Dio: senza di Te,

alcun bene non ho, custodiscimi.

Magnifica è la mia eredità,

benedetto sei Tu, sempre sei con me.

Custodiscimi, mia forza sei Tu,

custodiscimi, mia gioia, Gesù.

Ti pongo sempre innanzi a me

al sicuro sarò, mai vacillerò.

Via, verità e vita sei,

mio Dio, credo che, Tu mi guiderai

 

Nelle reti dell’illegalità


Dal libro del Deuteronomio (24,14-15)

14 Non defrauderai il salariato povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno dei forestieri che stanno nella tua terra, nelle tue città. 15 Gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perché egli è povero e a quello aspira. Così egli non griderà contro di te al Signore e tu non sarai in peccato.

 

Nel Mediterraneo navigano pescherecci di vari paesi che impiegano anch’essi lavoratori immigrati. Tra i principali problemi, oltre agli abusi fisici e verbali, troviamo lo sfruttamento massiccio che include il lavoro forzato, il traffico di esseri umani e la scomparsa in mare. Esiste un collegamento diretto tra questi abusi e l’uso di bandiere di comodo, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, e il crimine transnazionale. Inoltre, la pandemia ha amplificato i problemi a partire dalla difficoltà nel rispettare il distanziamento imposto, anche perché gli spazi sono troppo ristretti. Non sono mancati casi di contagio tra i componenti di uno stesso equipaggio e, purtroppo, diversi membri sulla stessa imbarcazione non avendo ricevuto assistenza sono morti e sono stati sepolti in mare dai loro colleghi …  Il Mediterraneo continua a essere un cimitero dei più deboli e fragili.

Fouad (nome di fantasia) ha 43 anni, è originario della Tunisia e da dieci anni lavora per un imprenditore della pesca siciliano di cui non vuole dire il nome per paura di perdere il posto di lavoro:<<Il mio datore di lavoro è un imprenditore molto importante – dichiara in una intervista telefonica -. Ha oltre venti barche da pesca eppure il nostro stipendio è fermo da anni a 600 euro al mese. Io lavoro quasi tutti i giorni dalle 3 del mattino fino alle 17 circa, svolgendo tutti i compiti necessari: rammendo le reti da pesca, lavo la barca, faccio rifornimento e cucino, oltre all’attività di pesca. Ho 43 anni ma soffro di reumatismi che iniziano a farsi sentire, e un contratto che mi viene fatto per sei mesi pur lavorando tutto l’anno. Sono stato insultato a volte perché tunisino, soprattutto quando il pescato è poco o quando abbiamo qualche problema con il motore della barca. Alcuni amici algerini e tunisini sono stati picchiati, insultati o non retribuiti dopo mesi di lavoro in barca perché stranieri. Io penso che questo razzismo è solo una scusa per sfruttarci. Il padrone sa che il lavoro non c’è, che ormai sappiamo fare i pescatori e diventare muratori o braccianti è molto difficile e che le norme difendono lui e non certo noi immigrati e lavoratori>>. Quando, dopo la pandemia, torneremo ad acquistare il pesce nei supermercati italiani, è importante pensare a Fouad e ai tanti come lui nel mondo che vengono sfruttati dall’alba al tramonto per uno stipendio da fame.

(di Pina Sodano, sociologa)

 

Quasi … ordinaria amministrazione

 

Dal libro di Giobbe (24,14)

14Quando non c'è luce si alza l'omicida
per uccidere il misero e il povero;
nella notte va in giro come un ladro.

 

Caporalato e sfruttamento, condizioni di lavoro umilianti, insalubri e insicure, fino ad arrivare anche a intimidazioni e violenze, sono fenomeni che accompagnano drammaticamente la storia dei lavoratori dell’edilizia …

“Ion Cazacu (rumeno) viene bruciato vivo la notte del 14 marzo 2000. Non basta provare a scottarsi il dito con la fiamma di un accendino e avere il coraggio di non ritrarre la mano… E’impossibile capire senza provarlo cosa significhi l’espressione: essere bruciati vivi. Quella notte Ion Cazacu sta parlando a nome suo e dei suoi colleghi romeni. Ha studiato ingegneria e se la cava bene con l’italiano. Sono chiusi dentro una piccola stanza dormitorio. Quella stanza è a Gallarate. Provincia benestante. Edilizia e fabbriche. Le elezioni vinte con le campagne contro gli immigrati. E gli immigrati messi a lavorare come bestie. Ion e gli altri discutono con il loro padrone italiano, un piastrellista, 36 anni, più giovane di quasi tutti i suoi operai. Gli chiedono di essere liberati dal caporale che ogni mese succhia il loro stipendio. Ion Cazacu dice che devono essere assunti e pagati come i manovali italiani. Litigano. L’imprenditore rovescia la benzina addosso a Ion. Lui, immigrato e padre di due bimbe ancora piccole da far studiare con i soldi guadagnati in Italia, non se l’aspettava. Nicoletta (la moglie, ndr) e le bambine sono in Romania. A quell’ora dormono. Il padrone impugna l’accendino. Con il pollice fa scoccare la scintilla. I muri della stanza si illuminano. I riflessi tremolanti del fuoco rischiarano anche gli angoli oscurati fino a quel momento dalla penombra.

Ion Cazacu dopo le prime medicazioni al pronto soccorso viene trasferito a Genova. Più di centosessanta chilometri di viaggio in quelle condizioni. Milano è la città più vicina. Ha uno dei reparti per ustionati più avanzati al mondo. Ma non c’è posto. La morte dell’operaio che aveva studiato ingegneria aggrava le accuse. L’imprenditore viene condannato per omicidio volontario. Ma alla fine senza l’aggravante dei motivi abietti. Dal processo di primo grado alla Corte di Cassazione, la pena è ridotta da trenta a ventiquattro anni. E poi, per i benefici del rito abbreviato, a sedici anni di prigione. (Da “Bilal, viaggiare lavorare morire da clandestini, di F. Gatti)

 

Kyrie, Kyrie eleison

 

I migranti ci dicono chi siamo

 

Dal Vangelo secondo Luca (10,29-36)

29 Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: "E chi è mio prossimo?". 30 Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35 Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: "Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno". 36 Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?". 37 Quello rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Va' e anche tu fa' così".

 

I popoli sono sempre stati sollecitati, anche costretti, a varcare i confini configurati per cercare lavoro in altri paesi. Il fenomeno migratorio è sempre stato una costante della storia umana. I milioni di migranti ci rivelano come sta il mondo, evidenziano il confine fra neoliberalismo e impoverimento; fra accumulo, spreco e fame, fra acqua oggetto di mercato e acqua non potabile; fra condizioni igienico-sanitarie inaccettabili e condizioni di privilegio; fra possibilità di istruzione e impossibilità; fra terra posseduta e lavorabile e mancanza di terra (i senza terra appunto). I confini demarcano possibilità di vita e di morte. I migranti ci rivelano ancora i confini della violazione dei diritti umani, degli arresti, delle torture; e ancora quelli drammatici fra pace e armi, guerre, morti, distruzioni, devastazioni. E ancora, i confini, sempre più evidenti, tra custodia e cura dell’ambiente, della casa comune, e la sua distruzione, usurpazione, sfruttamento. I migranti ci rivelano ancora chi sono con le loro differenze e per questo diventano una provocazione a riconsiderare i confini che hanno separato, distinto, spesso contrapposto identità, culture e fedi religiose diverse. Siamo coinvolti in una salutare provocazione a superare i confini, a oltrepassarli per incontrare l’latro con le sue diversità e a favorire così l’incontro, l’ascolto, il dialogo, la crescita e l’arricchimento reciproci.

Una luce di orientamento, guida e verifica può venirci dalla Parola profetica della Bibbia. Pare di percepire che il confine indicato da non superare mai sia quello di non entrare nella logica dell’onnipotenza e della presunzione; della competizione che diventa inimicizia e porta a considerare il fratello un nemico da eliminare; della supremazia del potere che progetta di opprimere, schiacciare, omologare, come a Babele presente in modo così evidente oggi nel mondo. E ancora il confine da non superare è quello di trasformare la fede in Dio in idolatria; le celebrazioni religiose in ipocrisia di facciata che copre lo sfruttamento dei lavoratori e dei poveri, venduti per un paio di sandali, che si vanta della solennità del culto e del digiuno sacro, per coprire il disinteresse, il girarsi dall’altra parte di fronte agli affamati, ai miseri, ai senzatetto, verso cui la concreta solidarietà esprime l’unico vero culto gradito a Dio. Questi confini da non superare vengono riproposti dalla presenza nella storia del Dio umanissimo di Gesù di Nazareth in un nuovo orizzonte dove i confini sfumano fino a scomparire in un progetto di vita che non prevede nessun confine, perché l’amore che in Lui si incarna e comunica non può essere confinato in nessun luogo, in nessuna dottrina, in nessuna etica, in nessuna istituzione religiosa, in nessun luogo e nessuna condizione esistenziale, sociale in cui una persona si trova. Gesù di Nazareth abbatte, supera ogni confine perché sollecita a farci prossimi di ogni persona, per cui nessuno è più straniero e sconosciuto, separato da confini, perché nella prossimità diventa fratello e sorella.

(di Pierluigi Di Piazza, prete di frontiera)


Cantiamo Te

 Cantiamo a te, signore della vita:

il nome tuo è grande sulla terra

tutto parla di te e canta la tua gloria.

Grande tu sei e compi meraviglie

 tu sei Dio.

 Cantiamo a te, Signore Gesù Cristo:

Figlio di Dio venuto sulla terra,

fatto uomo per noi nel grembo di Maria.

Dolce Gesù risorto dalla morte

sei con noi.


  Cantiamo a te, amore senza fine:

tu che sei Dio lo spirito del Padre

vivi dentro di noi e guida i nostri passi.

Accendi in noi il fuoco dell’eterna carità.


 


 

Audio: testimonianza di Amadou 

 

  

                                                                                                       “Sogniamo come una sola umanità,

come viandanti fatti della stessa carne umana,

come figli di questa terra che ospita tutti noi,

ciascuno con la ricchezza della sua fede

 o delle sue convinzioni,

ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”

 (Lettera enciclica “Fratelli tutti”

 

 

Intercessioni libere

                                      

O Maria aurora del mondo nuovo,

a Te affidiamo la vita.

O Maria aurora del mondo nuovo,

Madre dei viventi.

 

Reposizione del SS. Sacramento

 

Alta Trinità beata,

da noi sempre adorata,

Trinità gloriosa,

unità meravigliosa.

 

Tu sei manna saporosa

e tutta desiderosa.


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Dal 7 al 15 luglio Novena in preparazione alla B.V.Maria del Monte Carmelo

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26 giugno 2021

ore 21,15


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