E festa sia!
Sabato 17 ottobre, la comunità carmelitana del monastero Santa Maria della Vita ha vissuto una bella festa in occasione della celebrazione del 25° anniversario di professione religiosa di Suor Maria Simona di Gesù Buon Pastore.
Beh… sto parlando di me!
Non sono di Sogliano. Non sono romagnola. Sono siciliana, originaria della città di Catania.
Penso di essere cresciuta come tanti miei coetanei degli anni ’80 e ’90, dividendo il tempo fra scuola, sport e parrocchia: musical, campi estivi, formazione, amici, scampagnate, Messa… e ancora sport. Poi si cresce: università, sport (per i curiosi, giocavo a calcio!) e ancora parrocchia. E poi… incontri “strani”, come quello di una domenica pomeriggio di fine novembre, nella solennità di Cristo Re.
Durante una normalissima giornata di ritiro dei giovani della parrocchia, il parroco ebbe la geniale idea di farci conoscere la comunità carmelitana di San Giovanni La Punta, sulla collina catanese, ai piedi dell’Etna. Sì, proprio lui: il vulcano Etna, mamma Etna per noi figli di quella terra di fuoco.
Da quell’incontro cominciai a pormi domande un po’ diverse dal solito e, pur intuendone il rischio, iniziai a cercare, a voler capire cosa Dio volesse da me.
Non fu un colpo di fulmine!
Il mio discernimento è durato alcuni anni: mi piacciono le avventure, ma quelle che si leggono nei libri! Continuando a vivere la mia quotidianità, sentivo però il bisogno di fermarmi più a lungo sulla Parola di Dio e di partecipare alla Messa quotidiana. Era come avere bisogno di punti fermi, di una bussola.
Nel frattempo, arrivata al terzo anno di università, decisi di prendermi una pausa dagli studi frequentando un corso per assistente ai portatori di handicap. Non era il sogno della mia vita e nemmeno sapevo bene in cosa consistesse, ma oggi so quanto quell’esperienza mi abbia donato e quanto vi abbia lasciato il cuore.
Facevo anche volontariato presso la mensa delle Missionarie della Carità, meglio conosciute come le suore di Madre Teresa di Calcutta. Mi piaceva molto, anche per la mia naturale inclinazione al fare concreto.
Ma non era ancora quello…
Forse tutte queste esperienze insieme, pur lasciandomi sempre una sensazione di incompiutezza, come se il loro raggio d’azione fosse limitato, mi hanno gradualmente portato al Carmelo: nella preghiera a Colui che tutto e tutti può raggiungere, e che tutto e tutti desidera incontrare.
Il Carmelo di cui si parla nella Scrittura? Quello del profeta Elia, di Teresa di Lisieux, di Teresa d’Avila, di Tito Brandsma, Angelo Paoli,…? Sì, quello. Ma non perché fossi attratta da qualcuno di loro in particolare. La loro esperienza mi parlava della loro via nel Carmelo, di una loro modalità di incarnare la spiritualità carmelitana, mentre ciò che misteriosamente mi attirava l’ho scoperto solo dopo il mio ingresso in monastero, racchiuso in poche parole nella nostra Regola:
“Rimanga ognuno nella propria cella, meditando giorno e notte nella legge del Signore.”
Ecco… lo stare nella Parola di Dio. Proprio ciò a cui il nostro parroco ci aveva educati fin dall’adolescenza. La bussola, in fondo, indicava già la direzione.
Così, nell’ottobre del 1998 (eh, già!), ho varcato la soglia del monastero, attraversando tutte le tappe formative fra gioie, fatiche, “esplosioni” creative, vita comune e silenzio, dubbi, passi avanti (e parecchi indietro)… insomma, tutti gli ingredienti di un normale cammino di crescita umana e spirituale!
Il 7 ottobre 2001 ho emesso la professione semplice nell’Ordine Carmelitano e, nel 2005, la professione solenne, quella definitiva.
Ma… non finisce qui.
Prima parlavo della Parola di Dio come della bussola che ha orientato la mia scelta. Non è stata l’unica, ma anche questo l’ho capito… dopo!
In seguito alla chiusura della mia comunità di origine, ho chiesto di potermi trasferire nel monastero di Santa Maria della Vita a Sogliano al Rubicone, una comunità che avevo conosciuto negli anni in cui frequentavo i corsi di iconografia tenuti presso il monastero.
La bussola… di nuovo in azione!
Qui si respira Vita. Ti spiego: questa comunità carmelitana porta nel cuore una chiamata particolare: la preghiera in difesa della vita dal concepimento fino alla sua conclusione naturale. In quest’arco c’è tutta la vita, in ogni sua forma di fragilità.
E oggi, cosa c’è di più fragile e indifeso della vita?
Una volta ci chiesero: “Ma se avete già la spiritualità carmelitana, che c’entra questa attenzione alla Vita?”
Ma… Dio non è Vita?
E allora c’entra con il Carmelo, con la preghiera, con la vita fraterna, con ogni persona che bussa alla nostra porta e che forse chiede soltanto… di essere ascoltata.
La sensibilità verso la custodia della vita, soprattutto di quella più fragile, è sempre stata parte integrante della mia esperienza e del mio cammino. Poco alla volta, a suo tempo, anche questo ha trovato la sua dimensione e il suo luogo.
Ed eccomi qui, dopo 25 anni, a ripartire e, nello stesso tempo, a continuare il cammino.
Sabato è stata davvero una bellissima festa. La presenza della mia famiglia e degli amici di sempre, l’impegno del coro, l’affetto della comunità di Sogliano, la partecipazione della famiglia carmelitana, dei frati e dei terziari di Rimini, la presenza del vescovo Nicolò Anselmi e il lavoro di preparazione della mia comunità hanno contribuito a rendere questa giornata semplice e, allo stesso tempo, speciale.
A tutti va il mio Grazie.
È bello sentirsi parte di una comunità viva, fatta di relazioni, attenzione reciproca e condivisione.
Desideravo che fosse una festa.
E festa è stata.
Sr.M.Simona di Gesù Buon Pastore, O.Carm